Boat Review | Novità da Abati
Eastport 58, arriva il fly
La perfezione, per definizione, non appartiene a questa terra. L’uomo può tendervi e questo è già è un ottimo risultato. Quindi, se con un prodotto si arriva da quelle parti, là dove l’apice delle capacità umane sembra raggiunto, pensare di migliorarlo ancora può sembrare presuntuoso, se non si rivela addirittura dannoso. Alla Abati Yachts hanno deciso di affrontare questa rischiosa operazione, intervenendo sul riuscito Portland 55, 17 esemplari venduti in sei anni, per dare vita all’Eastport 58.
«In sostanza si tratta dello stesso Lobster dall’aspetto retrò, uguale in tutto, eccezion fatta per il fly bridge», spiega Carlo Ciuti, il designer padre di tutte le barche del cantiere di Rosignano Marittimo. «La cosa difficile in questo tipo di imbarcazioni, specie se derivano da modelli già esistenti», chiarisce, «è riuscire a non trasformarle in pilotine quando ci si aggiunge il secondo ponte lasciando filante il profilo, senza però appiccicare semplicemente una plancia e dei prendisole in cima alla sovrastruttura in modo che la gente là sopra non sembri appollaiata su un trespolo». L’operazione, come illustra bene l’immagine di apertura del servizio, è riuscita grazie alla notevole altezza nel quadrato del 55’. Così passando dai 225 centimetri di spazio tra pagliolo e cielino del Portland ai pur sempre notevoli 205 centimetri del 58’, è stato possibile ricavare lo spazio necessario al mantenimento delle proporzioni pur con un flybridge funzionante e protettivo per pilota e ospiti. «Inoltre, prolungando l’aggetto della copertura verso poppa e usando una salita messa per baglio invece che per murata e sistemata tra i due box in pozzetto che contengono la parte superiore delle cabine ospiti di poppa, ho ricavato abbastanza superficie per alloggiare anche un mobile con grill, davanti all’alberetto e al radome, oltre a due prendisole separati, la postazione di guida e un tavolo da pranzo per sei persone», illustra Ciuti.
Sottocoperta, la struttura rimane inalterata. Sul ponte principale c’è il salone comune, con un tavolo ovale sulla sinistra, che nasconde dentro l’unica zampa centrale un secchiello per il ghiaccio. Di fronte, lungo la murata di dritta, un mobile bar con frigo e televisore pop-up, sullo stesso lato, a ridosso del parabrezza, la zona timoneria con plancia stampata, altro elemento distintivo rispetto al 55’. Come già accennato, le due cabine per gli ospiti sono a poppa, hanno ingressi separati, a ridosso dell’ingresso nel salone, sono identiche in superficie ma per quella a destra sono state scelte cuccette gemelle longitudinali anziché un letto matrimoniale posto per baglio, anche se rimane facoltà dell’armatore scegliere una configurazione differente. «Non essendo nulla controstampato, se non la dinette superiore, è possibile modificare il layout quasi come si vuole», chiarisce il progettista. Dalla discesa anteriore si arriva invece a quello che è stato pensato come appartamento armatoriale: un voluminoso salone a tutto baglio, luminoso grazie a due lucernari nella zona a proravia, completato dalla cucina e da un tavolo da pranzo con divano. Da qui si accede alla cabina con letto matrimoniale, completata dal locale toilette e da quello doccia, uno per lato. Inoltre, tra il saloncino armatoriale e le cabine ospiti, a poppavia della cucina è stato ricavato un locale cambusa, mentre sulla destra c’è un locale tecnico con accesso a tutte le utenze, ai controlli degli impianti e alla sala macchine.
Giacomo Giulietti
Tratto da n. 7/2010 editoriale
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