Boat Review | Aluyacht480
L'orizzonte è il limite
Per avvicinarsi all'AluYacht 480 ci si deve spogliare dei preconcetti. Non è una barca come la maggioranza dei 14 metri a vela, pensati prima per le esigenze delle società di charter e poi per quelle dell'armatore velista. È evidente dal primo colpo d'occhio: non è una barca alla moda. È la barca per chi si può permettere di mollare gli ormeggi portandosi dietro le barbette, perché il porto di destinazione sarà diverso da quello di partenza. Ma quando si programma una crociera a lungo raggio si deve poter affrontare ogni mare, si deve dare sicurezza e comfort all'equipaggio con impianti e servizi di livello, e, anche, tenere una buona media di navigazione, affinché le tratte da lunghe non diventino infinite. E questi sono i fini per cui Luca Benigni l'ha desiderata e Davide Zerbinati, ingegnere e navigatore, l'ha progettata. La scelta dell'alluminio per la costruzione è stata dettata da diverse considerazioni: la familiarità di Benigni con questo materiale,(è un industriale affermato nella sua lavorazione); la sua rigidità e leggerezza; la resistenza a urti e corrosione; la maggiore semplicità di riparazione rispetto alla "plastica" e ovunque nel mondo. Infine, uno yacht in alluminio è più personalizzabile di uno in vetroresina, vincolato da paratie strutturali fisse. L’Ay480 è grosso: bordi liberi alti e scafo imponente. Anche la poppa dallo specchio verticale è larga. Che tradotto significa: più superficie in coperta e volume di stivaggio grazie a un portellone che diventa spiaggetta e rivela un capiente gavone. Il pozzetto è protetto da paramare raccordati con la deck house e da un dodger rosso brillante che si attacca sul roll bar, contro cui va ad appoggiarsi anche il bimini pieghevole: pare piccolo, ma sei adulti possono stare qui senza ostacolarsi. Sia in relax sia che manovrino: a ridosso della tuga per agire sulle drizze o sulla scotta della randa e della trinchetta (autovirante) o a poppa per le ruote e le scotte di genoa e gennaker (ma con l'autopilota si conduce anche da soli). Al timone, l’ è invece assai reattivo. Anche nei 10 nodi dell’uscita a mare. Con genoa al 120% e randa full batten, il log segna numeri superiori ai sette nodi, arrivando agli otto quando ci si avvicina al traverso e superandoli se si apre la piccola trinchetta autovirante. I rollafiocco non sono incassati: più accessibili e sicuri, ma rubano un po’ di superficie velica. Stare alla ruota è molto piacevole, la barca è morbida e sensibile alla pala. Anche sottocoperta, le abitudini dimensionali sono da resettare. Il salone è al di sopra di ciò che ci si aspetterebbe su un 14 metri. La cucina, a dritta della discesa, è a L. Un tientibene al lato dei due lavelli agevola la discesa verso il tavolo da pranzo della dinette con sedute a C, illuminato direttamente da due grandi vetrate a scafo. L’alternarsi di superfici bianche come quella del cielino, dei profili degli elementi d’arredo e delle tappezzerie e di legni chiari, compreso il pagliolato, solo un po' più scuro, dà luminosità all’ambiente. Lo stile è senza fronzoli, ma senza eccedere nel minimalismo. A sinistra della porta che conduce alla cabina armatoriale, il tavolo da carteggio e un divanetto a murata che funge da seduta anche per il navigatore. Più a poppavia, il bagno che serve le due cabine di poppa, entrambe con cuccette matrimoniali, grazie alle alte rmurate non restano soffocate dal profondo pozzetto. Inoltre, le altre tre aperture sullo scafo portano il sole anche in questi spazi, generalmente obbligati all’elettricità 24 ore al giorno. A prua, la cabina armatoriale con bagno privato. I progetti con deck house e gli interni rialzati hanno il vantaggio di crearsi a mezzanave uno spazio per lo stivaggio degli impianti. Le batterie e i principali accessori, come dissalatore e generatore, sono sistemati in questo volume, concentrando i pesi e lasciando spazio allo stivaggio nel resto dello scafo. Il tutto, compresi i serbatoi, è integrato in una struttura a doppio fondo con camere stagne che impediscono l'affondamento in caso di urti gravi. Chi cerca una barca che pensa in grande per autonomie e volumi, personalizzabile e a un prezzo interessante per un prototipo in alluminio (650mila euro, alla boa), non ha una visione completa delle buone proposte se non prova in mare l'Ay480.
Giacomo Giulietti
Tratto da 1/2012 editoriale
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