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Boat Review | Un progetto senza barriere architettoniche

Amer 116, un mare di diritti

Bisogna dare atto all’ingegnere Massimo Verme di avere concepito un progetto che ha molto di nuovo, sia come linee sia come concept generale. Stiamo parlando dell’Amer 116, una nave da diporto di 35 metri che ha riscosso molto successo fin dalla sua presentazione in anteprima all’ultimo Salone di Genova. Altrettanto occorre fare con l’architetto Stefano Timi che ha curato gli interni con grande gusto e con soluzioni non convenzionali.

Senza dimenticare il cantiere Permare che ha costruito con rigore uno scafo robusto, ma molto leggero (intorno alle 100 tonnellate) e con la massima attenzione per tutti gli aspetti tecnici, dall’impiantistica alla sicurezza, all’insonorizzazione. Il progetto si distingue per le linee molto slanciate e arrotondate, con tre ponti pieni, ma senza flying bridge, sostituito da una terrazza sospesa che prolunga il ponte della timoneria. «Abbiamo studiato la carena, a spigolo», spiega Verme, «per coniugare ottime caratteristiche di portanza con un’elevata dolcezza sull’onda e per assicurare consumi contenuti senza rinunciare alle prestazioni. Con due Caterpillar da 1825 cavalli l’Amer 116 raggiunge, infatti, i 27 nodi di velocità massima a un terzo del carico e i 22 di crociera. In dislocamento a 11,5 nodi, con un solo motore, si consumano 11 litri/miglio. Grazie ai serbatoi strutturali da 20mila litri è garantita un’autonomia di ben 900 miglia. Questi, inoltre, creano un doppio fondo che protegge l’opera viva». I motori sono particolarmente silenziosi grazie anche all’efficace coibentazione della sala macchine; i gas vengono esauriti tramite uno scarico sommerso studiato per evitare contropressione ottimizzandone il funzionamento.

 Il prototipo mostra un layout custom molto particolare, richiesto dall’armatore per consentire la massima agibilità a un familiare sulla sedia a rotelle. Da qui l’ascensore che collega i tre ponti e ha un accesso dimensionato ad hoc. Ed è proprio l’ascensore in cristallo e acciaio a rappresentare il fulcro della scena. Si trova infatti al centro del grande salone in coperta ed è circondato da una scenografica scala sospesa in plexiglas, che separa la zona divani a poppa dalla sala da pranzo verso prua. Le cabine sono solo tre, a tutto baglio, molto luminose; l’armatoriale in coperta a prua, con bagno a livello inferiore dotato anche di vasca Jacuzzi; le due Vip a tutto baglio a mezzanave del ponte inferiore con grandi bagni en suite. Gli alloggi indipendenti per un equipaggio di tre persone (una cabina doppia e una singola, due bagni, mensa e locali di servizio) sono collegati alla cucina, affiancata alla zona pranzo, in Corian bianco e acciaio. Gli arredi, in stile moderno, sono in mogano lucido e opaco, con parquet in rovere sbiancato, pannellature rivestite in pelle e tessuti in cashmere in tonalità chiare. Naturalmente sono possibili altre soluzioni, già previste in fase di progetto, a quattro, cinque e anche sei cabine con arredamenti a seconda dei gusti del cliente. Il ponte superiore è senz’altro inconsueto: oltre alla plancia si trova un salottino panoramico che si affaccia sulla terrazza sospesa arredata con chaise-longues, prendisole e un tavolo da pranzo con il mobile di servizio del montavivande, collegato alla sottostante cucina; il tutto ombreggiato da una copertura rigida. A poppa non manca un ampio garage per tender e moto d’acqua mentre in coperta, a prua, c’è il consueto grande prendisole incassato al quale si accede attraverso larghi e protettivi passavanti.

Giorgia Gessner

Tratto da n. 6/2010
editoriale

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