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Boat Review | Un classico rivisitato

Baia B 50, open puro

Correva il 1983. La Apple lanciava sul mercato Lisa, il suo primo personal computer; Madonna pubblicava il suo primo album; Arpanet cambiava ufficialmente protocollo dando il via a Internet. Insomma, un anno rivoluzionario. Anche per la nautica. Nel 1983 i Cantieri di Baia varavano infatti il loro primo Baia 50, un open di quasi 17 metri con carena a V profonda disegnata da Don Aronow che spopolò negli Stati Uniti non solo per i suoi successi sportivi, ma soprattutto perché era una barca di concezione americana, virata secondo una filosofia tipicamente mediterranea che prevedeva prendisole e plancia da bagno, accessori fino ad allora mai visti su un open americano.

Oggi, a quasi 30 anni di distanza, Baia ripropone quel modello seguendo la strategia, già utilizzata da molte case automobilistiche, di lanciare sul mercato modelli che ricordino vecchi miti del passato, ma abbiano cuore e mente tecnologicamente avanzati come la Mini e la 500. «Volevamo riaprire l’open», ha spiegato Roy Capasso, direttore marketing del cantiere. «Andare oltre la moda delle barche coupé, dei tettucci rigidi e scorrevoli che stravolgono l’idea stessa di open, e ci è sembrato che il modo migliore per farlo fosse quello di rilanciare l’idea della nostra barca più famosa». Detto fatto! All’ultimo Salone di Genova è stato presentato il nuovo B 50, una barca che ricorda al primo sguardo il mito degli Anni 80, e che se ne differenzia senza però prenderne le distanze. «Il nostro non è stato un restyling», spiega ancora Roy, «ma una rivisitazione, un nuovo progetto che ha reinterpretato in chiave moderna gli stilemi del modello originale».

Un progetto curato in tutto e per tutto (non solo per la carena) da Alberto Ascenzi, che da anni collabora con il cantiere partenopeo. Il risultato è un open puro di quasi 17 metri e mezzo con molte caratteristiche che sembrano quelle degli Anni 80, ma in realtà non lo sono. Prendiamo per esempio il parabrezza. «Lo abbiamo posizionato nello stesso punto esatto e realizzato nelle stesse misure identiche», spiega Capasso, «ma invece di usare l’acciaio per il profilo, abbiamo preferito il carbonio su cui è applicato uno strato di Alutex, un materiale che ne mantiene la trama, un materiale che mantiene la trama del carbonio, ma ha una finitura che ricorda l’inox». O la carena: anche questa è a V profonda, ma non è più quella disegnata da Aronow. Al suo posto ne è stata scelta una più efficiente che porta per l’appunto la firma di Ascenzi. E poi tutti quegli spigoli che sembravano già vecchi trent’anni fa sono stati sostituiti con forme più arrotondate, ma senza raggiungere le esasperazioni di certi moderni “mottarelli”.

«Quello che volevamo davvero», racconta il direttore marketing «era riportare le persone a usare un open per quello che è: un modo meraviglioso di godersi il mare. Non una succursale della casa al mare o una roulotte galleggiante». E, a giudicare dal successo finora ottenuto, gli appassionati gli danno ragione. Pur non concedendo molto alle mode, il nuovo Baia 50 non si fa comunque mancare nulla: dispone di due cabine con bagno, l’armatoriale a poppa e la vip a prua, e di una terza cabina singola molto versatile che può essere usata per l’equipaggio, per un ospite o come spogliatoio. Tutte sono dotate di bagno privato. Le performance, inutile dirlo, fanno onore alla tradizione del cantiere: il range dei motori è compreso tra i 1600 e i 2700 cavalli e le velocità massime vanno dai 44 ai 50 nodi, nelle versioni standard. Ma, e c’è un ultimo, importantissimo ma, le prestazioni, in questo caso, non sono sinonimo di inquinamento eccessivo. Perché anche se può sembrare paradossale a dirsi, il B 50 è una barca ecologica, o quanto meno sostenibile, già a partire dalla lavorazione. La laminazione avviene infatti per infusione, evitando così la dispersione di polveri dannose nell’ambiente. Tutto il cantiere, inoltre, è attrezzato per la raccolta e lo smaltimento differenziato dei rifiuti e degli scarti di lavorazione. Grande attenzione è stata infine rivolta alla distribuzione e al risparmio dei pesi della barca, tutti rivolti a creare un prodotto che non sprechi inutilmente cavalli di spinta. Questo fa sì che l’imbarcazione possa raggiungere velocità elevate mantenendo un rapporto consumo/miglio percorso tra i più vantaggiosi della categoria. «Anche negli arredi, oltre all’utilizzo dei materiali che per natura, lavorazione e trasformazione sono in linea con i principi ecologici da tempo sposati da Baia, abbiamo valutato accessori che potessero permettere un risparmio energetico», spiega orgoglioso Roy Capasso. «L’illuminazione è a led, ma il suo utilizzo è limitato ai soli momenti di buio totale perché per rendere il più luminosi possibile gli interni oltre all’uso di finestrature generose è stato utilizzato un sistema di illuminazione del piano di coperta, il prisma, che consente l’ingresso della luce anche quando la barca si trova in porto con le murate coperte», conclude. Il Baia B 50 è quindi una barca nostalgica, moderna, ecologica ed ecosostenibile. Un mix irresistibile che ha già fatto innamorare di sé un gran numero di appassionati.

Giuliana Fratnik

Tratto da n. 7/2010
editoriale

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