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Boat Review | Perini Selene

Dove l'arte del costruire si fa déco

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Un uso raffinato dei materiali, un segno eclettico, ricco di suggestioni. Era il 1925 e a Parigi apriva l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes. Fu la consacrazione dell’art déco: lo stile degli arredi, dei saloni dei grandi transatlantici dell’epoca, dei vetri di Lalique, dei gioielli di Cartier, dei mobili di Retau. Uno stile oggi inusuale a bordo di uno yacht. «È difficile da realizzare, ma è anche l’elemento che la rende speciale». Chi parla è Bernardo Chichi, responsabile degli allestimenti di Perini Navi, e “lei” è Selene, protagonista del Monaco Yacht Show. «Quasi sempre, quando si parla di art déco, ci si riferisce a un complemento dell’arredo, a un oggetto», prosegue Chichi. «Su Selene invece abbiamo studiato e realizzato in questo stile tutto: ambienti, mobili, complementi. Una sfida: l’art déco è fatta di colori, forme, di giochi di chiaro-scuro. Non è facile costruire ambienti bilanciati, proporzionati e lussuosi».
Quarto esemplare della linea dei 56 metri dopo Burrasca, Santa Maria e Rosehearty, Selene nasce, per il nuovo interior design, dalla passione artistica dell’armatrice; ma anche in coperta ci sono novità. La principale interessa un elemento proprio dei Perini Navi: il living di poppa. «È stata eliminata la falchetta», spiega Franco Romani, responsabile nuovi progetti di Perini Navi e di Selene, frutto della collaborazione con Ron Holland. «Senza quei 25 centimetri che separavano il living dal piano di coperta abbiamo ottenuto una nuova prospettiva. Inoltre, con questo intervento abbiamo un portellone di grandissime dimensioni. Per finire, l’alloggiamento del secondo tender a prua è una novità». Non è stato un intervento da nulla far spazio al secondo tender, un Sea Doo 180, voluto dall’armatore. È stato necessario modificare il vano che lo avrebbe accolto e attrezzarlo di tutti gli impianti di sicurezza, visto che il Rotax che lo equipaggia è un motore a benzina; poi ridisegnare il portello di coperta per sfruttare al massimo lo spazio sottocoperta. Un lavoro fatto a regola d’arte: una volta chiuso, c’è un solo centimetro tra la consolle del Sea Doo e il portellone. Se il particolare tender ha richiesto gli straordinari, nessuna novità per impianti, attrezzatura e impostazione easy sailing. Alberi in alluminio by Perini Navi, 13 winch a magazzino per le manovre, chiglia mobile per ridurre il pescaggio da 9,73 a 3,95 metri. E poi, boma in carbonio di Marten Spars con avvolgitori. La superficie velica totale è di 1492 metri quadrati. Consueto anche il fly, con la seconda timoneria e una zona per gli ospiti con Jacuzzi.
Ma è negli interni che tutto è inconsueto, a cominciare da una scelta per la prima volta inserita su un Perini 56 metri. «In cantiere era già nell’aria. È stata proposta all’armatrice e l’abbiamo realizzata», spiega Chichi. L’idea era di realizzare un disimpegno, che rendesse indipendenti gli spostamenti dell’equipaggio rispetto agli ambienti dedicati agli ospiti. Così, a partire dalla cucina al ponte inferiore, da cui si sale alla plancia, lungo il lato sinistro del ponte principale, scorre un corridoio che arriva fino al living nel pozzetto. Dal corridoio si accede alla sala, al fly e al ponte inferiore e al salone. «Una soluzione che dà un senso di elegante riservatezza a tutto lo yacht», sottolinea Chichi. E non solo, visto che il disimpegno apre la prospettiva che, dall’ingresso di poppa nel salone, immette verso prua. Da lì si può vedere, in un unico colpo d’occhio, il susseguirsi di tre diversi ambienti: la zona soggiorno, quella dedicata al bar e infine la sala da pranzo. Ambienti che sviluppano tutti la medesima impostazione stilistica e che hanno tutti la loro particolarità, specie nei materiali. Radica di sequoia, ebano e wengé, le essenze usate sul ponte di coperta con i mobili frutto del lavoro degli artigiani di Perini Navi, che hanno realizzato mock-up e modelli di ogni singolo componente per trovare con l’armatrice la migliore soluzione, la migliore seduta, la finitura migliore. Come per i divani in pelle del salone o le sedie attorno al tavolo da pranzo. Una ricerca che ha interessato ogni particolare. «L’art déco è fatta molto dai particolari», interviene Chichi. «E per riuscire nel progetto abbiamo realizzato ogni cosa, dalle maniglie alle lampade». A questo impegno si abbina il capitolo materiali. Se per il ponte superiore le tonalità sono più scure, su quello inferiore domina il biondo della radica di mirto alle pareti, le venature chiare dell’ebano Macassar, uno dei legni propri dell’art déco, la pergamena e gli inserti in acciaio tra i pannelli di rivestimento. Una ricercatezza che esplode nella cabina armatoriale collocata a centro barca e che spazia sui 12 metri di baglio, nei suoi armadi rivestiti in capretto, nel bagno dove ebano, marmi bianchi e neri di Tarquinia creano intensi contrasti. E lo stesso avviene nelle quattro cabine per gli ospiti. Ognuna è dedicata a un divo del cinema: Marlene Dietrich, Humphrey Bogart, Greta Garbo e Charlie Chaplin. In ognuna si ripropone però il copione su cui si svolge tutto Selene: megasailer di oggi, su cui è stato riprodotto il prezioso stile degli Anni 20 chiamato art déco.
(Yacht Capital, n.10/2007)

editoriale

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