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Classic | Restaurata la spagnoletta d'Alghero

Di nuovo in acqua la Piccola S. Rita

La storia di un restauro è spesso legata a quella di chi decide di intraprendere una sfida di questo genere, come è successo al 36enne torinese Paolo Mattesi, che ha recuperato e fatto tornare a navigare in piena efficienza una spagnoletta di Alghero a vela latina del 1941.

Mattesi, ex consulente finanziario in ambito bancario, ha sempre avuto un rapporto molto stretto con l’acqua: esploratore di arcipelaghi, dai Caraibi alle Mauritius, navigatore a vela dalla Croazia alle Baleari e una grande passione per il legno. «Riportare alla vita le belle barche in legno è quasi un dovere», commenta, «questi scafi hanno un’anima, una storia, sono eleganti e portano con sé l’arte e la pazienza di chi le ha costruite». Di lui si era già occupato Yacht Digest nel 2002 (vedi n° 111), pubblicando tra i new classic le immagini della deriva in legno Blue Moon, realizzata assieme al socio Giovanni De Nigris ed esposta alla prima edizione del veneziano Navalis. «Proprio in quell’anno è avvenuta la grande svolta», ricorda Paolo, «addio alla finanza, alla cravatta... e libero sfogo ai sogni repressi. Insieme a Giovanni abbiamo infatti deciso di avviare da zero un centro nautico sul Lago Grande di Avigliana, a ovest di Torino, con la scuola di vela, windsurf, canottaggio e kayak. Oggi il Centro Velico Avigliana (www.centrovelicoavigliana.com), di cui sono presidente», continua Mattesi, «sforna ogni anno centinaia di nuovi soci sportivi e circa 60 patenti nautiche». La nuova vita, la disponibilità di tempo e di spazi nel 2007 stimolano Paolo e sua moglie Valeria a voler restaurare un gozzo in legno. Tornati da una vacanza alle Baleari, parte una caccia tra i porti e le darsene della Liguria, finché su un prato nell’entroterra di Imperia, ad Arma di Taggia, si imbattono nella Piccola S. Rita, una rara spagnoletta di Alghero del 1941. La barca si trova abbandonata e in pessime condizioni: è un amore a prima vista.
Questo genere di scafo affonda le proprie origini a metà del 1300, quando coloni catalani, valenziani e majorchini si spinsero con i loro scafi fino ad Alghero per praticare la pesca e il commercio delle aragoste. Intorno al 1920 al maestro d’ascia locale Giuseppino Feniello venne commissionata la costruzione di imbarcazioni simili a quelle spagnole, che evidenziavano particolari doti boliniere e prestazioni superiori a quelle dei gozzi locali. Nacque così la espanyoleta di Alghero, in dialetto catalano locale, che consentì ai pescatori algheresi di allargare i propri confini di pesca sia verso sud che verso nord fino all’Asinara. La produzione di queste imbarcazioni, armate a vela latina e caratterizzate da una marcata rastrematura alle estremità, un bolzone accentuato e un dritto di prua con pernaccia intagliata, proseguì per circa un trentennio, durante il quale si stima siano state realizzate un centinaio di spagnolette. Per tradizione veniva incisa una stella a cinque punte a prua in onore della vergine di Porto Salve, la “Stella Maris” e le imbarcazioni, a testimonianza del forte legame tra i pescatori e il mondo religioso, prendevano spesso nomi come S. Giuseppe, S. Lucia, S. Rita, Madonna delle Grazie ecc.

Piccola S. Rita, rinominata Monella, entra in cantiere il primo di ottobre del 2007. Il recupero comincia con la rimozione delle tracce dei precedenti, quanto maldestri, tentativi di restauro. La barca viene spogliata, ripulita e riportata interamente a legno. Sotto alla vecchia e usurata chiglia ne viene imbullonata una nuova, protetta da una controchiglia di acciaio. Nel guscio interno vengono posizionati il piede d’albero, la mastra, i gavoni, il piccolo propulsore entrobordo Diesel e la coperta, composta da uno strato di compensato marino ricoperto con doghe di iroko sigillate con Sikaflex. Completano l’opera la posa dell’impiantistica elettrica, idraulica e la verniciatura. Purtroppo non era rimasta più traccia dell’armo velico, che è stato interamente riprogettato. L’albero, l’antenna e il bompresso sono stati ricostruiti in quattro strati di abete di prima scelta, incollati con epossidica e successivamente rastremati e arrotondati a pialla.

L’8 luglio del 2008, dopo 650 ore di lavoro, Monella tocca l’acqua del lago di Avigliana. I primi test confermano la validità del restauro, la bontà del nuovo armo velico e l’azzeccata maggiorazione del piano di deriva: la spagnoletta, infatti, risale bene il vento di bolina e scivola veloce anche con brezze leggere. Il successivo 10 agosto, festa di san Lorenzo, viene esposta nella darsena di San Lorenzo al Mare, in provincia di Imperia, diventando una delle attrazioni dei festeggiamenti del paese. Le autorità e i pescatori del locale circolo I Delfini sono i primi ad apprezzare la bellezza dell’imbarcazione e a complimentarsi con Paolo e Valeria.

Oggi, proprio grazie alla passione di Mattesi, il Centro Velico Avigliana si sta trasformando in una piccola fucina di restauri e nuove costruzioni legate al tradizionale. Dopo avere recuperato un Nordic Folkboat e un’inglesina da passeggio, quest’autunno verrà avviata la costruzione di un kayak e di una barca da canottaggio, basandosi su un progetto americano. Non solo. L’acquisto al mare di un cabinato lungo 12 metri, da impiegare per l’istruzione velica dei soci, imporrà il dover dedicare sempre meno tempo alla cura di cui necessita un’imbarcazione storica. Ecco perché è stato deciso, a malincuore, di mettere Monella a disposizione di un nuovo eventuale armatore, ma non prima che questi abbia dimostrato di amarla e volerla mantenere come ha fatto Mattesi. È il minimo che si possa chiedere nei confronti di chi aspira a possedere una delle ultime spagnolette esistenti.

Paolo Maccione

Tratto da n. 155
editoriale

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