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Classic | Un gioiello svedese luccica nel mare

Lill-Yrsa, Skerry Cruiser del 1931

Dai gelidi mari della Scandinavia alle miti acque della Versilia. Continua l’avventura di Lill-Yrsa, lo Skerry 30mq recentemente restaurato dal GNI-Gruppo Nautico Italiano di Viareggio, un’impresa fondata nel 1989 da Marcello Porciani che ha all’attivo numerosi lavori su barche di prestigio come quello eseguito recentemente sullo yacht di Pier Silvio Berlusconi. Protrattosi per circa un anno, l’intervento su Lill-Yrsa ha riportato l’imbarcazione alla condizione originaria facendo subito bella mostra di sé alla sua prima uscita dopo il restauro, nell’ottobre 2009, durante il V Raduno dell’Associazione Vele Storiche (cui è aderente da vari anni), con la denominazione Hook attribuita dal precedente proprietario.

In occasione del restauro, il suo attuale armatore ha voluto invece ripristinarne il nome originario, Lill-Yrsa, un appellativo di evidente provenienza svedese (si può tradurre come “piccola orsa”) tornato nuovamente a campeggiare sullo specchio di poppa. Varata nel 1931 in Svezia su progetto del grande architetto navale finlandese Gustav Estlander, misura 11,60 metri e ha lo scafo interamente costruito in cedro, verniciato a smalto all’esterno; la coperta è stata realizzata in Oregon pine e l’albero in White Spruce. Gli interni, piccolissimi ma che comprendono un paio di cuccette, sono rifiniti a coppale. A quasi ottant’anni dalla sua costruzione, Lill-Yrsa ha invece sempre mantenuto il suo numero velico originario S-143, riferito alla classe di appartenenza in cui figura tuttora registrata presso la Svenska Skärgårdkryssare Förbundet. La barca infatti fa parte di una particolare classe, quella degli Skerry Cruisers, sorta più di un secolo fa e ancora molto diffusa nei paesi scandinavi, oltre che in Germania, Australia e Stati Uniti, mentre risulta praticamente ignota nell’area del Mediterraneo (in Italia se ne contano appena tre esemplari).

Ai primi del ’900, nel mar Baltico, fra la penisola scandinava e la Germania, comincia infatti a fare la sua comparsa un tipo di barca a vela, chiamato dagli svedesi skärgårdskryssare e dai tedeschi Schärenkreuzer facendo riferimento al termine svedese “skär” con cui si designano quelle minuscole isole che caratterizzano in grandissimo numero quelle acque. Le stesse imbarcazioni vengono poi chiamate dagli inglesi Skerry Cruisers, una denominazione derivante da una connessione soltanto fonetica col termine originario, ma che diverrà poi di uso comune. Lunghi e stretti, con un albero piuttosto alto, caratterizzati da notevoli doti boliniere e particolarmente adatti per disimpegnarsi agevolmente lungo le tormentate coste scandinave, gli Skerry vengono quindi codificati nel 1908 dalla Sweden Sailing Association dando vita alla Square Meter Rule (ovvero alla Classe Quadratica) suddivisa in nove classi (15, 22, 30, 40, 55, 75, 95, 120 e 150) le cui regole saranno poi definitivamente adottate nel 1925. Nel frattempo gli Skerry 30mq e 40mq furono accolti come classe olimpionica durante le Olimpiadi estive svoltesi nel 1920 ad Anversa, in Belgio, mentre il grande architetto navale Uffa Fox rimase impressionato dalle prestazioni del 150mq Singoalla, una barca disegnata da Estlander e considerata la più veloce del mar Baltico.

Concepiti per un utilizzo diportistico soprattutto familiare, gli Skerry Cruisers hanno fornito buona prova anche nelle lunghe navigazioni d’altura e in regata: sono, per esempio, rimaste negli annali della nautica le imprese di Tre Sang, uno Skerry 30mq che nel 1946 al timone del colonnello dei Royal Marines Herbert George “Blondie” Hasler si distinse nel campionato RORC dimostrando che quel tipo di imbarcazione poteva affrontare regate oceaniche e confermando la testimonianza di Uffa Fox che nell’estate di qualche anno prima aveva percorso ben 2000 miglia sul Vigilant, uno Skerry 22mq, navigando da Cowes a Sandhamn, in Svezia, e tornando in Inghilterra con approdo finale a Lowestoft. L’appartenenza degli Square Meter Yachts (più noti però come Skerry Cruisers) a ogni singola classe (15, 22, 30 ecc.) è basata su quattro misure fondamentali (dislocamento, lunghezza poco sopra la linea di galleggiamento, larghezza media e lunghezza della chiglia) incrementabili proporzionalmente e sull’area velica calcolata sommando la superficie della randa con l’85 per cento del triangolo formato da coperta, strallo prodiero e albero: una somma che, per esempio, deve totalizzare 30 metri quadrati per gli Skerry 30. Sono previste inoltre misure minime per le dimensioni della cabina. Insomma, gioiellini ai quali l’occhio attento dell’intenditore non può rimanere certo indifferente.

Roberto Riu

Tratto da n. 157
editoriale

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