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33 America's Cup | Ma il futuro è tricolore

America's Cup, successo a stelle e strisce

Il signor Dennis Conner, l’uomo che ha segnato l’inizio della Coppa moderna, ha voluto lasciare il suo segno anche sulla 33a edizione della Coppa America. Per farlo ha tolto dal cassetto dei ricordi la sua grande bandiera, quella Stars & Stripes che gli aveva portato buono già nell’88, regate tra il suo catamarano alare e la Big Boat di sir Michael Fay. Dennis l’ha consegnata a Larry Ellison che l’ha fatta sventolare nei momenti importanti. Ed è servita... forse non quanto l’ala. Ma ha fatto anche lei il suo lavoro per riportare a casa quella Coppa che nel 1851 era stata il simbolo della vittoria del Nuovo Mondo sulla Vecchia Europa.

Adesso serve a ricomporre il puzzle di un’America che vuole rinascere, aggrappata ai riscoperti valori etici di Barack Obama, un uomo che sa usare bene tutti i simboli dell’unità nazionale. Per una parte della stampa spagnola Ellison è stato uno che “ha messo i suoi soldi per difendere i valori dello sport”. Affermazione quasi vera. La bella favola di Alinghi è durata 10 anni, ma alla fine purtroppo il sindacato svizzero ha dimostrato di aver assimilato i tanti difetti delle società in declino. La sua volontà di restare aggrappato al timone, di condizionare il Comitato e, in tutta la fase che ha preceduto queste regate, anche i potenziali sfidanti è stata il sintomo di una cultura del potere troppo vicina a quella di Luigi XIV, il Re Sole. Lo hanno chiamato sistema Alinghi... È un peccato, la forza del team di nascita neozelandese, quella squadra che ha prodotto studi universitari sul “team thinking”, quel cuore di team che vince dal 1995 si sono trasformati. Sono solo i capelli grigi? O piuttosto il cedere ai piccoli (mica tanto) vantaggi quotidiani per restare in una zona di comfort dove è sempre meglio attaccare il carretto dove vuole il padrone? La Vecchia Europa ci pensi... perché la Coppa è come un ago di bussola: si sposta verso quello che conta, fa tendenza. Lo ha fatto altre volte.

E adesso si apre un nuovo capitolo, Larry Ellison ha considerato l’ultimo giorno della 33a Coppa anche il primo della 34a. Iniziato con la firma della sfida e del Mutual Consent che lega il Golden Gate Yacht Club, ora defender, e il Club Nautico Roma, considerato Challenger of Record. Promesso un ritorno a formule collaudate di Protocollo con i passi fondamentali delle ultime edizioni neozelandesi. Molto probabile il ritorno di Louis Vuitton con la sua regata di selezione degli sfidanti, da non escludere anche una selezione dei defender, che manca dal ‘95. Con il punto fermo conquistato da Ellison, sembra del tutto improbabile che si continui a disturbare la Corte di New York, si comincia a lavorare. Gli italiani in corsa: Mascalzone Latino Team Audi, di cui è diventata presidente Lara Ciribì, inizia a lavorare con un equipaggio molto ricco di velisti stranieri vicini al timoniere Gavin Brady e dalla sua posizione di primo sfidante ha tutti i motivi per costruire uno squadrone.

Azzurra, voluta da Riccardo Bonadeo per lo Yacht Club Costa Smeralda, prende sul serio la sua partecipazione, il timoniere Francesco Bruni e il tattico Tommaso Chieffi lavorano per una squadra italiana, dunque con tanti valori nazionali.

Patrizio Bertelli, uno dei più colpiti dal virus letale della Coppa America, vuole tornare con la quarta Luna Rossa: ha avuto il fiuto (e le informazioni giuste, nel 2007 dopo un incontro molto segreto con Russell Coutts ad Alicante) di non farsi coinvolgere nel dopo Valencia e ha messo in piedi con il fedele Antonio Marrai un equipaggio nuovo con Torben Grael skipper e animatore e Robert Scheidt timoniere, c’è incertezza sul possibile club sfidante: a Valencia il gommone issava il guidone di Punta Ala. Il quarto sindacato italiano è Green Com Challenge, animato dal professor Francesco De Leo che ha rilevato la base e i materiali di +39, club sfidante il Circolo Velico Gargnano. Il team gardesano voleva una regata di selezione contro Bmw Oracle, che ha declinato l’invito, e con ogni probabilità sarebbe stato Challenger di Alinghi per una prossima edizione forse a Valencia a bordo di multiscafi, non così estremi come quelli che abbiamo visto ma capaci di velocità assolute.

Antonio Vettese

Tratto da n.3/2010
editoriale

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