Design | Un progetto di Norman Foster
Ocean Emerald
La cantieristica è un campo piuttosto conservatore e, quando il progetto YachtPlus fu svelato al Salone nautico di Monaco del 2006, il progetto di Lord Foster provocò non pochi commenti increduli. Ancora di più la notizia che i nuovi yacht erano previsti per la proprietà frazionata. A Rodriquez erano stati infatti ordinati in origine 10 scafi identici da 41 metri ma (in parte a causa del clima economico) il numero era stato poi ridotto a quattro e la Floating Life di Ginevra è stata incaricata di gestire il progetto. Il primo della serie, Ocean Emerald, è stato varato lo scorso aprile e in effetti il prodotto finito è ancora più strabiliante dei disegni preliminari.
La razionalità, la flessibilità e l’accessibilità che hanno ispirato lo stile architettonico della Foster + Partners sia degli interni sia degli esterni mirano a soddisfare i vari gusti e le preferenze dei diversi proprietari. Durante la presentazione dello yacht a La Spezia è stata anche fatta la proiezione di diapositive di alcune delle forme che hanno influenzato il progetto, da quella dei delfini sino a quella del coupé Mercedes 300 SL ad ali di gabbiano (un modello che Foster possiede). Però la considerazione di principio racchiusa nel progetto è lo stile di vita, capace di variare per i diversi proprietari e ciò significa che lo yacht deve essere versatile. «Stili che, se fosse possibile fotografare come lo yacht viene usato nei vari cicli di quattro settimane, apparirebbero molto diversi», precisa Lord Foster. «E questo riflette il fatto che i proprietari useranno l’imbarcazione in maniera differente in ciascuno di quei periodi».
Uno degli aspetti comuni rispetto al modo in cui i proprietari useranno i loro yacht è che la vita si svolgerà prevalentemente all’aperto. «Pensiamo a quello che cerchiamo quando facciamo una crociera su una nave di lusso: è l’informarsi sulle condizioni meteo per stare all’aperto», sottolinea Lord Foster. «La differenza fondamentale fra quelle di YachtPlus e le altre imbarcazioni simili è appunto negli spazi open air. Su Ocean Emerald questi sono di 2500 metri quadrati contro i 2800 degli interni, una proporzione notevole su uno yacht di 41 metri». I due ponti scoperti di poppa sono collegati da due scale avvolgenti quasi palladiane sia per stile sia per grandiosità. Tutta questa enfasi per gli spazi aperti significa peraltro che quelli interni non sono altrettanto generosi, specialmente negli alloggi dell’equipaggio.
Il gruppo di progettisti degli interni si è concentrato a mettere in evidenza spazi e illuminazione, cercando di ridurre la separazione con l’esterno. I mobili sono prevalentemente spostabili, specialmente sul ponte principale, e ciò crea la sensazione di un’abitazione moderna. Nel salone principale, di 50 metri quadrati, le superfici bianche laccate lucide sono abbinate a pavimenti in teak naturale, mentre quello del living sul ponte superiore è ricoperto con una moquette in fibre di cocco. Nelle quattro cabine per gli ospiti del ponte inferiore le pareti seguono il profilo arrotondato dello scafo e hanno un’illuminazione indiretta che dà la sensazione di essere in una stanza che galleggia. Una scala a spirale a mezza nave che collega i tre ponti è coperta da una cupola traslucida sul sundeck mentre la suite armatoriale sul ponte principale è caratterizzata da terrazzini privati per lui e per lei, a dritta e a sinistra, con vista verso prua. Un nuovo dettaglio progettuale è l’illuminazione della sala da pranzo e del salone principale con Led che creano piccoli cerchi di luce dietro ai pannelli sul soffitto. Ciò è stato ottenuto facendo dei forellini nel supporto di compensato piallando l’impiallacciatura di Corian per renderla traslucida e ottenere un’illuminazione soffusa dell’ambiente.
Un problema non trascurabile, dovuto all’assenza di mobili fissi, è stato il come inserire i cablaggi e le condutture lungo lo scafo e ci sono volute ore di lavoro per sistemare l’impiantistica di bordo. Ciò è stato particolarmente difficile nel salone principale con le sue finestre fino a filo pavimento: non c’erano infatti spazi tecnici né ripostigli per piazzarvi i fan coil, soprattutto perché si volevano evitare le griglie di ventilazione, che sono state mascherate fra pannelli mobili e cornici. La prevalenza di mobili free standing significa pure che ci sono pochi spazi di stivaggio, specialmente nel salone principale.
Finora la proprietà frazionata non ha avuto molto successo nel settore nautico ma YachtPlus ha un vicepresidente che si chiama Rod Hersov che potrebbe fare la differenza. Già vicepresidente di NetJets, il primo gruppo di aerei a getto in multiproprietà fondato nel 1986, Hersov è convinto che la multiproprietà ha motivazioni precise in questo particolare momento. «Durante i periodi floridi la gente pensa più al lusso, all’ego e ai suoi desideri», dice, «ma di questi tempi le decisioni sono prevalentemente finanziarie. Perciò l’investitore accorto anziché concentrarsi su un argomento, tende a diversificare acquistando per esempio due settimane su uno yacht, quattro settimane in una villa di vacanze e 20 ore su jet privati. È più sicuro, più facile, senza problemi di manutenzione e di personale dipendente: gli investitori possono vivere come milionari senza averne i conti bancari. In questi tempi difficili è una prospettiva attraente», conclude Hersov. Il criterio concepito da YachtPlus avrà successo solo quando vedremo in esercizio una flotta di yacht. Nel frattempo è certo che Ocean Emerald desterà ammirazione. Ma solleverà anche qualche dubbio.
Di Justin Ratcliffe
(Yacht Design, n. 5/2009)
editoriale
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