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Design | Firmato Foster

Panthalassa, 56 metri di Perini

Due, e molto di più, in uno. È la proposta, molto esclusiva, che viene dallo scafo numero 47 costruito da Perini Navi. Uno scafo che, come dice Franco Romani, responsabile tecnico del cantiere: «Riunisce tutto il meglio delle imbarcazioni che l’hanno preceduta». Con qualcosa che va oltre un semplice riassunto di qualità visto che Panthalassa, ottavo esemplare della serie dei 56 metri, esibisce non solo un nuovo design del piano di coperta e della sovrastruttura, ma anche interni che portano la firma di Foster + Partners.

«Molti elementi hanno influenzato in maniera decisa il progetto di Panthalassa», spiega Gaye Markovitz dello studio londinese. «L’indicazione di fondo era quella di un approccio non gerarchico degli interni e questa scelta si evidenzia nelle uguali dimensioni e nell’identica importanza che abbiamo dato a tutte le cabine. Anche l’attenzione rivolta alla luce, agli spazi e all’utilizzo dei materiali naturali sono altrettanti elementi di rilievo. Queste erano le impostazioni di base che sono state condivise dal cliente e dal design team».

Presentato a fine novembre 2009 e consegnato al cliente (una società di charter) all’inizio dello scorso febbraio, Panthalassa, che porta come sempre le firme di Ron Holland e del cantiere per le linee d’acqua, ha come primo elemento distintivo il nuovo piano di coperta. «Dopo tanti esemplari era ormai tempo di intervenire sul layout esterno», spiega Romani. «Così abbiamo eliminato dislivelli e passaggi sul ponte: un vero e proprio flush deck che permette di realizzare a prua dell’albero di maestra, dove sono scomparsi gli elementi che interrompevano il piano di calpestio, come il paraonde che contornava l’albero, spazi da attrezzare come living all’aperto». Non solo. Gli interventi all’exterior design riguardano anche il nuovo disegno dei passavanti che dal pozzetto, lungo la tuga, portano a prua, con vere e proprie murate. «Abbiamo anche alleggerito l’attrezzatura», dice Romani. «Operazione che ha permesso di trasferire in chiglia il peso guadagnato». Armato a ketch con alberi in alluminio di 58,37 metri di altezza quello di maestra e di 47,97 metri quello di mezzana, Panthalassa è dotato di boma in carbonio con avvolgitori interni e alza quasi 1500 metri quadrati di vela.

Consueta l’attrezzatura di coperta con winch assistiti. Restando in coperta, Panthalassa si distingue anche per il pozzetto, come sempre collocato in posizione ribassata rispetto al ponte e molto protetto, più grande che nei precedenti 56 metri. Contornato da una pannellatura trasparente, è organizzato con una zona pranzo a poppa, un divano sulla dritta per l’area relax con tv e la scala che sale al flying bridge, che conserva le dimensioni delle altre sister ship. Il fly tuttavia è l’altro elemento di novità. Il disegno della sovrastruttura in alluminio è infatti decisamente più leggero e slanciato, in particolare negli elementi di sostegno, ma soprattutto c’è la presenza di elementi trasparenti, che illuminano gli interni. Il primo punto di passaggio della luce è attraverso la base di un tavolo di cristallo collocato sul fly in corrispondenza del pozzetto, che riceve così la luce naturale di giorno, mentre di notte una serie di led imitano lo spettro della luce solare. Sempre sul fly, nove cristalli rotondi inseriti nel pavimento e collocati a prua della zona relax illuminano il salone sul main deck. «È stato uno tra i lavori più impegnativi dello yacht», continua Franco Romani. Tavolo e cristalli a pavimento realizzano quindi una serie di “punti luce” che contribuiscono a sottolineare l’elemento che, secondo Markovitz, meglio descrive la filosofia di Panthalassa: «Il concetto di fondo può essere riassunto dalla scala centrale di forma ellittica, che trasferisce la luce all’interno dello yacht agendo come un emozionante riflettore che amplifica e illumina gli spazi». E la luce è veramente la protagonista del main deck grazie a una serie di pannelli trasparenti mossi elettricamente che consentono la massima libertà nella gestione dell’ambiente. «Gli interni sono pensati come una serie di flessibili spazi multifunzionali, che permettono la scelta tra ambienti all’insegna della privacy, oppure da condividere per eventi conviviali».

Nel grande open space, che caratterizza il main deck di Panthalassa, sempre con le parole di Markovitz: «Il tavolo da pranzo può diventare un coffee table, il salone può essere trasformato in una sala da pranzo o in una sala per la proiezione di un film. E il divano nel salone può diventare un bar». Sempre nel salone, un altro divano (in totale sono tre) è rivolto verso l’esterno per offrire una vista diretta sul mare. D’altra parte Panthalassa (dal greco pan, tutto, e thalassa, mare), trae ispirazione proprio dall’elemento in cui si muove. «E dall’emozione senza tempo della navigazione», prosegue il designer. «A questo si aggiunge l’utilizzo di materiali naturali per collegare gli interni con gli esterni e la scelta di mettere in grande evidenza negli interni gli elementi che compongono la sovrastruttura». Se il living, con un disegno degli arredi essenziale, con i divani e le poltrone bianchi, costituisce una dimostrazione di stile, il ponte inferiore, dove le zone di stivaggio e di servizio sono state spostate verso prua, rappresenta un altro elemento forte di Panthalassa. Qui non esiste una cabina armatoriale, ma quattro cabine di uguali dimensioni, di cui due matrimoniali e altrettante doppie trasformabili in matrimoniali. Come negli altri ambienti la gamma cromatica è una miscela tra tonalità di grigio e caldi colori naturali. «Quasi tutti gli elementi di arredo sono stati disegnati da Foster + Partners», conclude Markovitz. «I materiali includono teak, pannelli di cuoio alle pareti per realizzare un effetto tattile e piani di appoggio in granito. All’interno delle cabine, le pannellature di cuoio, le tappezzerie in seta, insieme agli inserti oro e ai rivestimenti delle pareti in marmo nero, realizzano un effetto spettacolare». Un mix che con le novità introdotte da Perini Navi su questo nuovo 56 metri realizzano uno yacht speciale. Che unisce l’innovazione del design più attuale a un’esperienza nautica senza pari.

Emilio Martinelli

Tratto da n.3/2010
editoriale

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