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Design | Design innovativo

Lo yacht diventa Pop up

Murate che si abbattono. Piattaforme che si snodano. Portelloni che si aprono. Vi sono elementi che possono modificare il design esterno dello yacht, rivelando nuovi funzionali spazi abitativi. Compaiono così terrazze, attrezzatissimi beach club, piste d’appontaggio per gli elicotteri. In poche parole, yacht “Pop Up”. «

Sono yacht a geometria variabile», precisa l’architetto navale Espen Øino. «Con i moderni sistemi idraulici e microprocessori, è possibile una maggiore flessibilità della barca». Espen Øino è stato uno dei primi yacht designer a concepire imbarcazioni con balconi e piattaforme. Octopus, varato nel 2003 da Lürssen, ha infatti cinque terrazze abbattibili su ciascun lato e l’helipad che emerge dalla piscina. Suo e dello stesso anno è anche il Royal Denship Princess Mariana: oltre a una suite armatoriale con terrazza privata, ha un grande beach club poppiero al quale si accede con il tender. Precursore di quella che oggi è una tendenza imperante è anche Tim Heywood, progettista del Lürssen Pelorus varato nell’estate del 2003. «Non mi considero però un pioniere di queste soluzioni», dice Heywood, «bensì uno sviluppatore: il primo esempio mi risulta sia la terrazza armatoriale su Lady Sarya (ex La Belle Simone), un progetto di Rinaldo Gastaldi varato nel 1972 dai Cantieri Navali Apuania». Quella degli spazi vivibili “aggiuntivi” è una tendenza molto in voga su megayacht sia a motore sia a vela (tutti i velieri di Perini Navi per esempio sono dotati di una piattaforma poppiera).

«Sono a tutti gli effetti degli atout per uno yacht, e per il progettista rappresentano la possibilità di essere un po’ più libero dal punto di vista stilistico», conferma Andrea Vallicelli che sta progettando una serie di motoryacht per Isa. In particolare il 630 oltre ad avere una poppa molto inclinata, che evoca un’impostazione velica del designer, apribile, dispone di due portelloni laterali. «Quando questi tre elementi sono aperti si crea un’area enorme, una beach club completamente arredata», chiosa. Da un lato, come dice Tim Heywood, «queste soluzioni conferiscono qualcosa di spettacolare al progetto», dall’altro è una tendenza determinata senza dubbio dalla necessità di avvicinare gli ospiti al mare. «Terrazze e piattaforme sono soluzioni che rispondono all’esigenza di stare più vicini alla natura, in una situazione più protetta», continua Øino, «ma il tutto deve essere calcolato alla perfezione: i portelloni devono essere assolutamente stagni e il sistema affidabile». Vi sono diverse variabili da considerare in fase di progettazione, infatti. «A bordo del primo esemplare dotato di terrazze e piattaforme di Crn, il 54 metri Ability (varato nel 2006)», dice Daniele Pascutti, ingegnere capo di Crn, «abbiamo spostato il garage sul fianco per dedicare la poppa a palestra e spiaggetta; insieme all’architetto Giovanni Zuccon abbiamo fatto molti studi a livello ingegneristico per portare uno spazio abitativo in una zona fino a quel momento adibita a spazi tecnici». Ma tutto deve essere conforme alle normative Mca e Lloyd Register.

«Per esempio, nella zona poppiera del 60 metri Blue Eyes c’è una particolare vetrata: le verifiche e i dimensionamenti strutturali sono stati tali da garantire la resistenza di vetrate e portelloni alle condizioni di una navigazione oceanica». Anche per creare un terrazzino è necessario sapere, nel momento in cui si fanno i calcoli di dimensionamento, quante persone possono sostarvi. La realizzazione poi di tali elementi è affidata agli esperti come Besenzoni, che opera nel settore dell’accessoristica da 40 anni. «Può accadere che il designer o il cantiere si rivolgano a noi per trovare insieme la via per realizzare un’idea», dice Fiorella Besenzoni dell’ufficio marketing, «poi quest’idea entra definitivamente in catalogo». Come è successo per il terrazzino realizzato sul Sunseeker Predator 130, particolare perché si trova a prua in una zona dove c’è una doppia curvatura». Stiamo parlando quindi di elementi che rendono la realizzazione di uno yacht molto più complicata, «ma portano innovazione», precisa Francesco Paszkowski, responsabile del design del Sanlorenzo 40 Alloy (varato nel 2007), nato con la precisa intenzione di proiettare lo spazio interno verso l’esterno. «Un concetto espresso proprio dalle terrazze che, una volta abbassate le murate, dilatano lo spazio e ricreano il contatto con il mare», continua il designer fiorentino. «Naturalmente sono necessari un grande know-how, studi approfonditi e notevoli capacità costruttive da parte del cantiere, ma c’è la consapevolezza di poter dare al progetto un valore aggiunto». A bordo del 40 Alloy poi vi sono altri elementi che concorrono all’effetto “Pop Up”, come le particolari aperture ad ala di gabbiano della pilothouse. E c’è chi delle tante aperture sul mare ne ha fatto un progetto singolare. Ne è un esempio il progetto Big Fish dello studio neozelandese Aquos, dove alle linee tradizionali di un expedition vessel sono stati aggiunti terrazzi e piattaforme, sui quali poi si aprono ombrelloni e tendaggi, per creare uno yacht il più versatile possibile. «L’armatore voleva avere tanti accessi al mare per le molteplici attività marine», dice Jim Gilbert dello studio neozelandese Aquos Yacht, «ma anche tanto spazio per un tender di grandi dimensioni e per stivare attrezzature di ricerca. Uno yacht con una capacità enorme e con la possibilità di cambiar forma».

Negli ultimi anni c’è stata però un’eccessiva evoluzione dello yacht design verso progetti sempre più stravaganti, per creare una sorta di effetto “Wow!”. «Molto spesso sulle riviste di settore si vedono pubblicati concept che sembrano tutto all’infuori di yacht», dice Andrea Vastano di Avadesign. «Anche noi ci siamo cimentati in concept estremi, ma spesso questi rimangono solo sulla carta e vengono utilizzati alcuni dettagli particolari mescolati con altre idee più semplici». «La cosa che si deve sempre tenere a mente è che lo yacht deve essere un “oggetto” facilmente rivendibile», precisa Luca Dini, progettista dell’Admiral 54 Sea Force One, «quindi più il progetto è strano, più si crea un disservizio; uno yacht deve mantenere i suoi connotati sempre e comunque riconoscibili». Tra i progetti più ammirati del 2008, Sea Force One dispone di un particolare terrazzo abbattibile in corrispondenza del main foyer e due terrazze in cabina armatoriale, tutti con finestrature: quando sono chiusi, queste permettono alla luce di illuminare naturalmente gli interni; quando aperti, il mare si vede sotto i piedi. «Il tutto deve poi essere altamente automatizzato. Non si può pensare di fare un terrazzo che poi viene messo in sicurezza dai marinai». Un’affermazione di cui sono ben consapevoli gli stessi produttori, come Canalicchio che ha realizzato balconi della maggior parte degli yacht di Crn. «Il nostro sistema di automatizzazione permette all’armatore di essere autonomo: schiacciando un pulsante la terrazza si apre, emergono i candelieri e un tendalino parasole», dice Giovanni Canalicchio. «Lo stesso sistema lo stiamo applicando al sun deck per trasformarlo in helipad». Con un effetto “Wow!” assicurato.

Désirée Sormani

Tratto da n.2/2010
editoriale

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