Design | Smooth Operator
Swath, modernità di 130 anni fa
Ben 130 anni fa. A tanto risale l’idea originaria del tipo di scafo oggi identificato con la sigla Swath (Small Waterplane Area Twin Hull). In pratica una doppia carena sommersa. A firmare nel 1880 quel progetto, che in effetti presentava non due ma un solo scafo (il concetto di fondo era lo stesso), fu lo statunitense Charles Lundborg (U.S. Pat. No. 234,794, il numero del suo brevetto). Un’idea che però non trovò molto credito. Occorre arrivare al 1938 perché il canadese Frederick G. Creed presenti all’Ammiragliato inglese il progetto di una portaerei con carena Swath, con due scafi, la struttura fuori dall’acqua di un catamarano e due elementi immersi. Ancora nulla da fare. Passano 30 anni e finalmente nasce la prima nave Swath. Si tratta del Duplus3, progettato da J.J. Stenger, direttore del cantiere olandese Boele Shipyard.
Da allora la carena Swath è stata applicata soprattutto nelle unità militari (pattugliatori e cacciamine). Nel settore civile, oltre che in molti traghetti, c’è l’esempio della Raddison Diamond, nave da crociera di 131 metri della finlandese Diamond Cruiser, varata nel 1992. Il vantaggio del nuovo disegno consiste nella riduzione, fin quasi a eliminarli, di beccheggio e rollìo grazie agli scafi immersi che non risentono dei movimenti superficiali del mare, e nel fatto di avere lo scafo sollevato dall’acqua. Altri benefici: ridotte superfici bagnate e grandi superfici disponibili all’esterno. Due caratteristiche che, grazie all’iniziativa di un armatore curioso della sperimentazione, hanno portato il cantiere tedesco Abeking & Rasmussen a realizzare due anni fa Silver Cloud, primo yacht Swath, e oggi Ken Freivokh a progettare, sempre per Abeking & Rasmussen, una nuova imbarcazione dotata di questa particolare carena. «Il disegno preliminare era stato sviluppato all’inizio dello scorso anno», spiega Ken Freivokh, famoso anche per aver firmato le linee del Perini Navi Maltese Falcon, «ed è nato da un brief essenziale da parte del cliente che desiderava vivere il mare sulla più stabile piattaforma al momento disponibile». Questa la condizione che, insieme a una simpatica storia, sta dietro il progetto di Silver Cloud. «Mia moglie Renate è una grande sportiva», racconta l’armatore Alex Dreyfoos. «Con la nostra prima imbarcazione, un motoryacht di 34,7 metri, abbiamo navigato dai Caraibi al Mediterraneo, affrontando anche condizioni meteo decisamente brutte e, tutte le volte, Renate aveva bisogno di un paio di giorni per riprendersi dal mal di mare. Ho provato a passare a uno yacht di 43,6 metri, ma il risultato non è cambiato. Ho così deciso di trovare una soluzione diversa dall’aumentare le dimensioni dell’imbracazione: alla fine ho trovato il disegno Swath e ho scoperto che Abeking & Rasmussen era il cantiere con la maggiore esperienza in materia. Dopo un test su una pilotina di 25 metri con mare brutto e Renate che tranquillamente lavorava a maglia, nel marzo 2006 abbiamo firmato per il primo yacht Swath».
Silver Cloud, 41 metri di lunghezza per 17,7 di larghezza e sceso in acqua nel luglio 2008, nell’ottobre dello stesso anno ha compiuto la traversata dell’Atlantico per raggiungere Palm Beach, in Florida. «Nel mare del Nord abbiamo affrontato onde corte di due o tre metri e in Atlantico un’onda lunga di sei-sette metri», ricorda Dreyfoos. «Nessuno ha sofferto il mal di mare e i vasi di fiori sono tutti rimasti al loro posto». Merito della carena Swath con i suoi due elementi immersi, due cilindri del diametro di 3,5 metri, dove sono alloggiati motori e serbatoi, che, navigando a circa 1,10 metri sotto il pelo dell’acqua, sostengono ciascuno circa il 40 per centro del dislocamento. Il restante 20 per cento è distribuito sui quattro elementi (due anteriori e due posteriori) che collegano i “siluri” allo scafo vero e proprio, che naviga a circa 2,10 metri dall’acqua. Con questa struttura, e grazie alle alette a prua e a poppa dei “siluri”, che funzionano da ammortizzatori, Silver Cloud può navigare con due metri di onda facendo sopportare ai passeggeri accelerazioni verticali di 0,035 g (g è l’accelerazione di gravità terrestre), quando, per esempio, sulle unità della Nato il limite consentito è di 0,2 g. Valore a cui è possibile avvicinarsi solo su navi lunghe almeno 100 metri. Il beccheggio, inoltre, è nell’ordine di poco più di un grado e il limite del pescaggio di 4,10 metri può essere ridotto a 3,50 metri, svuotando i ballast che mantengono la corretta immersione dei “siluri” in navigazione.
Condizioni ideali che però, stranamente, non hanno contribuito alla diffusione degli yacht Swath. «Non c’è una vera ragione se non che si tratta di qualcosa di non convenzionale, fuori dalla norma, e la maggior parte degli armatori sono molto conservatori», sostiene Freivokh. Una visione che in qualche modo si può ritrovare anche nelle scelte generali fatte da Alex Dreyfoos, che ha voluto mantenere, all’esterno e all’interno, l’impostazione di un expedition yacht con dining area nel pozzetto, living open space nella sovrastruttura con due zone pranzo e altrettante zone conversazione e la zona notte per gli ospiti a prua del living. Il ponte superiore, a poppa, è allo stesso tempo ponte-sole e piazzola per elicotteri. Il resto dello spazio è dedicato all’armatore, con sky lounge, palestra, studio e camera da letto dalla quale Dreyfoos può accedere a una plancia privata per governare il proprio yacht. Sul ponte-plancia infine l’alloggio del comandante e, sull’ala di poppa, una piscina. Un’organizzazione classica degli spazi, oltre alle linee esterne, che verrà superata nel nuovo progetto Swath di Freivokh, lungo 41 metri («La misura minima per giustificare questo disegno è di 40 metri», spiega il progettista inglese) e largo 18, che punterà decisamente su nuove soluzioni. «I problemi tecnici sono risolti grazie all’esperienza del cantiere; ora si tratta di finalizzare le specifiche degli interni per poter programmare il varo. Resta il fatto che anche su questa piattaforma si è sempre seguito il concetto di yacht tradizionale, anche se sembra collocato su specie di trampoli. Non c’è ragione per questo. Grazie a un layout che non soffre dei condizionamenti imposti da uno scafo classico che appoggia sull’acqua, gli ambienti possono essere disegnati come strutture emozionanti e libere che traggono il massimo vantaggio dalla vista panoramica. E gli accessi al mare si possono realizzare in svariati modi, con piattaforme mobili e tender che escono dal fondo dello scafo centrale». A questo si aggiunge una nuova impostazione anche degli esterni. «Non vedo perché la struttura fuori dall’acqua debba seguire impostazioni tradizionali. Io credo che appena gli armatori realizzeranno che il disegno Swath può far vivere il piacere del mare senza il mal di mare, questo tipo di yacht conoscerà un grande sviluppo».
Emilio Martinelli
Tratto da 3/2010 editoriale
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