Eventi | L'annata peggiore
Barcellona Boat Show, la crisi si sente
Un salone in tono minore quello di Barcellona svoltosi nel novembre scorso: un padiglione e mezzo alla Fira della Gran Via e una banchina e mezzo a Port Vell contro i cinque padiglioni e le tre banchine del passato. L’umore degli espositori era piuttosto depresso, avendo alle spalle l’annata peggiore di sempre, con un calo del fatturato che, secondo i dati ufficiali, è stato mediamente del 35,7% ma che in certi settori, come le barche a motore dai 12 ai 15 metri e i cabinati a vela, ha sfiorato o superato il 50%. Meno peggio sono andate le barchette sotto i 4,5 metri, con una diminuzione del fatturato “solo” del 23,21%. Di pubblico ce n’era ben poco, anche se, a detta degli espositori, si trattava di persone veramente interessate e non di semplici curiosi. Certo non giovano alla presenza di visitatori la frammentazione degli spazi espositivi (20-30 minuti di navetta tra quelli a terra e quelli in acqua, anche questi ultimi in due sezioni separate) così come le infrastrutture del porto, tuttora molto carenti. Ma soprattutto un freno agli acquisti sono le tasse più alte di tutta l’Unione Europea che, tra Iva e imposta di immatricolazione, raggiungono il 28%, e la drammatica difficoltà di ottenere finanziamenti e leasing dalle banche.
Un piccolo aiuto è arrivato dalla Deutsche Bank che ha proposto di finanziare l’acquisto di barche e di ormeggi venduti durante il salone, sempre che gli acquirenti siano in grado di fornire adeguate garanzie. Nonostante un calo dell’import pari al 40,3%, gli espositori stranieri erano numerosi: la parte del leone nel motore la facevano, come sempre, gli italiani, seguiti dagli inglesi, con in testa la Sunseeker, e, nella vela, i francesi e i tedeschi.
Dopo i saloni di Cannes e di Genova, di novità non ce n’erano molte, ma qualcosa abbiamo scovato. Innanzitutto l’Astondoa, il maggiore cantiere nautico spagnolo, ha presentato un nuovo 50 piedi fly, davvero bello e razionale, forse uno dei migliori che abbiamo visto in questa fascia di mercato, che attualmente sembra la preferita dal pubblico europeo. Dell’Astondoa presente per la prima volta anche il megayacht Amaranta di 150 piedi (45,50 metri), lo yacht più grande del salone. Con interni, lussuosi e ben finiti, di Cristiano Gatto, ovviamente custom, si distingueva per una sala macchine tra le più ampie e razionali che abbiamo visto. Per restare nella produzione spagnola, Rodman ha presentato il quarto modello della gamma Muse, progettato come gli altri da Fulvio De Simone, un 50 piedi che come linee riprende quelle sinuose tipiche dell’intera gamma.
Il famoso cantiere Menorquin a sua volta ha esposto, in acqua a Port Vell, il Menorquin 120, un 12 metri dislocante con le linee classiche dei leudi di Minorca, cui si ispira tutta la produzione.
Ma soprattutto, per fronteggiare la crisi, ha presentato il 100 Basic, cioè il modello di punta di 10 metri, in una versione più spartana con un prezzo assai ridotto rispetto a quello della versione “normale”. Nel cassetto Menorquin ha due modelli da 20 e 24 metri, ispirati sempre alla filosofia dello “slow yachting” e aspetta solo gli ordini per costruirli. Uno yacht open che ha destato parecchio interesse è stato il tedesco Aguti di 20 metri, costruito in uno speciale composito a cinque strati di mogano khaia, fibre di carbonio e cedro, che si distingue per una tuga interamente sollevabile, per una finitura esterna che ricorda quelle dei Riva d’antan e per una velocità che può raggiungere i 50 nodi. Altra barca interessante era quella italiana di una nuova società di giovani laziali, la Jacaroni, che fa costruire le sue barche in due cantieri di Taiwan. Si tratta di uno sloop d 20 metri denominato JYI 64 RS Custom, molto originale e ben finito. La stessa Jacaroni ha presentato un bel motoryacht di 95 piedi, già pronto presso il cantiere Jade Yachts, proponendo ai possibili clienti di portarli a vederlo (e magari comperarlo) a Taiwan. Tra i grandi yacht spiccava il Johnson 115 di 32 metri, pure costruito a Taiwan. Infine, molto particolare il Conrad Classic 58 di 17,68 metri, una navetta con interni a vari livelli collegati da scale e scalette e con un buffo fumaiolo giallo, messo lì solo per accentuarne la tipica sagoma old line.
Giorgia Gessner
Tratto da n.1/2010 editoriale
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