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Eventi | 50 anni di Florida economia

Fort Lauderdale Boat Show visto da vicino

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In quali condizioni versa il mercato nautico americano? La crisi economica in atto in che modo sta cambiando lo scenario negli Stati Uniti? E i cantieri europei, con l’Italia in testa, quali contromisure hanno adottato per contrastare non solo il momento congiunturale sfavorevole, ma anche la debolezza del dollaro nei confronti dell’euro? Tanti gli interrogativi che hanno fatto da sfondo alla 50a edizione del Fort Lauderdale Boat Show che mai come quest’anno si è arricchita di tanti importanti significati.

Vale la pena fugare ogni dubbio: risposte certe al momento ancora non ce ne sono. L’unica certezza semmai è che gli Stati Uniti sono stati i primi ad accusare il colpo che ha avuto nel fallimento di Lehman&Brothers l’epicentro di un terremoto i cui effetti collaterali si sono fatti sentire in tutti i settori dell’economia americana con inevitabili ripercussioni sui consumi, quelli nautici inclusi. Tradotto vuol dire che negli Stati Uniti il mercato nautico è ancora fermo? Il grande malato dal quale dipendono le sorti di buona parte della cantieristica mondiale, dal momento che assorbe il 50 per cento della produzione, non dà ancora segni di ripresa? No, al contrario i segnali, anche se deboli, ci sono. In poche parole la caduta libera si è arrestata. A Fort Lauderdale non c’era il tutto esaurito, ma rispetto all’anno scorso è andata molto meglio. Al botteghino i biglietti staccati hanno fatto registrare quello che in apparenza potrebbe essere un modesto più 1 per cento, dato che se inserito nel contesto attuale suona come un incoraggiamento. «Avevamo preventivato un calo dell’8 per cento», racconta Efrem Zimbalist III, amministratore delegato di Show Management, la società che organizza il salone. «Il venerdì prima della chiusura avevamo registrato un’affluenza del 20 per cento superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non solo. Anche la prevendita online dei biglietti aveva fatto registrare un più 20 per cento», prosegue Zimbalist III. E se la matematica non è un’opinione sono risultati che testimoniano un ritorno d’interesse da parte del pubblico verso le barche.

E in effetti una certa vivacità c’è stata, anche nelle trattative. «Abbiamo firmato cinque contratti per altrettante barche proprio al salone», racconta Rich Lazzara, titolare dell’omonimo cantiere di Tampa. «Quattro riguardano il nuovo 78LSX Flybridge, mentre il quinto è per il primo di una nuova serie di motoryacht di 76 piedi che verranno consegnati a partire dal prossimo anno. Un segnale incoraggiante», prosegue Lazzara «e di buon auspicio dopo un primo semestre gennaio-giugno dove il mercato è stato completamente fermo». Non tutti la pensano come Rich Lazzara. In molti concordano invece che la luce in fondo al tunnel c’è, ma bisogna ancora arrivarci. Tradotto vuol dire che oggi il mercato è ancora alle prese con stock di barche nuove da smaltire che creano forti turbolenze nella politica dei prezzi con inevitabili ricadute anche sull’usato che in questo modo si deprezza ulteriormente. A questo si deve poi aggiungere che, soprattutto nella fascia alta del mercato, sono molti i potenziali clienti che si rivolgono ai cantieri facendo loro il prezzo. La fotografia dunque resta confusa e ci vorrà ancora un po’ di tempo perché si ristabilisca un certo ordine, che poggi però sui sani principi della domanda e dell’offerta. A oggi la situazione è ancora troppo sbilanciata verso quest’ultima.

Un contesto, questo, dove rimanere fermi però equivale a perdere terreno. Ecco perché i principali protagonisti della cantieristica mondiale erano presenti in grande stile. Per l’Italia da segnalare il debutto sulla scena americana di Mondomarine. Per il cantiere ligure si tratta di una prima assoluta e questa iniziativa rientra in una politica di espansione verso nuovi mercati attuata dal management. Benetti dal canto suo ha approfittato della cornice di Fort Lauderdale per presentare la nuova linea semicustom. Un progetto ambizioso che poggia su una gamma composta da ben sette modelli. Ferretti Group ha invece giocato la carta dell’ecologia puntando sul Mochi Long Range, alla “prima” nelle acque degli Stati Uniti. Per Sanlorenzo la novità negli Usa ha riguardato l’SD 92, la navetta semidislocante. Perini Navi era presente, forte del recente contratto stipulato per la costruzione di un 73 metri della linea Vitruvius proprio con un cliente americano. CRN ha detto la sua, forte della presenza del 54 metri Maraya. Infine da registrare la presenza di Sessa Marine, Uniesse, Cranchi, e Aicon, ormai marchi fedeli al mercato americano.

Matteo Zaccagnino

Tratto da n. 12/2009

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