Eventi | J Class
J Class si replica a progetto
Solitari e regali, da qualche anno incrociano nei mari del mondo i nomi destinati fino a poco tempo fa alle pagine di nostalgici libri di yachting: i J Class. Sviluppi impensabili si erano già avuti, infatti, con l’ostinato restauro di alcuni degli storici cupper, e finalmente un sogno si realizzava: Ranger, Velsheda, Endeavour, Shamrock (quest’ultimo insieme il più piccolo, 129 piedi, e il più vecchio, del 1930) sono ormai sempre più spesso radunati in regate di flotta per la gioia di spettatori stupefatti. A loro si uniscono anche i 23 metri convertiti alle stazze J Class, e allora ci sono Astra, Cambria, Candida, senza contare le Big Boat come Lulworth. Insomma, in certe manifestazioni pare d’essere tornati indietro di settanta, ottant’anni, che nella nautica equivale alla datazione di un reperto archeologico d’epoca sumera. Eppure la novità eclatante è un’altra: alcuni armatori stanno pensando di costruire modelli inediti su progetto dei J Class. Si tratterebbe quindi di una vera e propria rinascita della classe che, per la prima volta dagli Anni 30, vedrebbe navigare nuovi scafi. In realtà, le regole della J Class Association prevedono che possano essere costruiti solo J il cui progetto sia copia di un originale dell’epoca, già costruito o anche mai varato prima; e che possano appartenere alla classe solamente J restaurati e yacht similari del medesimo periodo storico convenientemente adeguati all’Universal Rule. Ma da dove ha avuto origine tale sorprendente notizia? Dalle parole di Jim Clark, l’armatore del 300’ Athena (il più grande yacht privato a vela del mondo) che ha annunciato d’aver commissionato all’olandese Royal Huisman la costruzione di una copia di Endeavour II del 1937, il J con la maggior lunghezza fuori tutto: 135’. Royal Huisman Shipyard costruisce panfili dal 1884 e nei suoi capannoni hanno visto la luce barche spettacolari, tra cui la stessa Athena, e soprattutto Endeavour, quando nel 1989 subì un restauro magistrale. Jim Clark appena visto il J si è innamorato di questa possibilità, e alla fine s’è gettato nella nuova avventura. Nascerà un Endeavour con scafo in alluminio (l’originale era in acciaio), scelta obbligata dato il peso degli allestimenti interni e delle attrezzature, differenti in uno yacht moderno. Ma Clark non è il primo armatore interessato al revival dei J: nel 2003 anche l’americano John Williams inaugurò un nuovo Ranger, copia di uno scafo del 1937, sui disegni autentici di Starling Burgess. Ranger II è uscito dal cantiere Danish Yachts, in Danimarca, e attualmente naviga in Atlantico. Per quest’operazione di recupero del passato è stato ingaggiato lo studio Gerard Dijkstra&Partners, specialista proprio di questa categoria, anche perché Ranger in origine non nasceva come J ma come Super J, ossia non progettato specificamente per diventare un J, ma con proporzioni talmente simili da poter essere convertite facilmente per gareggiare nella Coppa America. Ed effettivamente così successe: Ranger batté Endeavour II per 4 a 0 nel 1937. La classe venne fondata nel 1928 in vista della Coppa del 1930, e terminò nel 1937 quando i venti provenienti dall’Europa erano ormai forieri di ben altre preoccupazioni. I veri J Class disegnati e costruiti furono solo dieci; per tutti gli altri si trattò di adattamenti. Finora Ranger è stato l’ultimo della serie. Oggi, ce ne sono in cantiere addirittura altri tre. Andre Hoek, dell’olandese Hoek Design, conferma: «Stiamo lavorando su tre progetti originali di J mai varati prima: Svea, Sea Lion e un altro, tutti di alluminio. Il nome degli armatori è ancora riservato, ma posso dire che le barche saranno pronte per il 2009». Ma non è finita, il vero miracolo sarebbe un altro, e c’è già qualcuno che ci ha pensato. Riportare in vita nientemeno che il Britannia, lo yacht reale che partecipò alle regate delle Big Boats dal 1893 al 1920, quando poi, con re Giorgio V, il cutter fu stazzato J e usato come lepre per le sfide inglesi. Ovviamente, non è possibile restaurare il Britannia dato che alla morte del re, nel ’35, venne affondato al largo dell’isola di Wight, però è stata realizzata la sua esatta replica. L’armatore svedese Sigurd Coates l’ha costruita in Russia, confidando nella specializzazione delle maestranze e nella disponibilità dei legnami, ma senza immaginare che in tutta la regione l’affitto dell’unica gru adatta al varo sarebbe costata un milione di dollari. Da 18 mesi il Britannia aspetta in un cantiere. L’Atlantic è un’altra meraviglia a risorgere dalle ceneri: gigantesco schooner a tre alberi, 227 piedi, disegno di William Gardner del 1903. Smantellato nel 1982, è ora affidato all’ambizioso progetto di rifacimento del magnate olandese Ed Kastelein. Insomma, tra qualche anno questa nuova eccitante moda potrà forse permettere a una decina di J Class di salpare affiancati addirittura dal Britannia. Se non è un viaggio indietro nel tempo questo...
Andrea B. Nardi, Giacomo Giulietti
(Yacht Capital, n.1/2007)
editoriale
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