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Opinioni | Issati in cima ai clipper

Blackballer, gli uomini che annusano il vento

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Blackballer. Con questo termine venivano chiamati uomini singolari, capaci di annusare il vento e riconoscere l’avvicinarsi della tempesta. Oppure sapevano bordeggiare per districarsi da bonacce in grado di attanagliare gli scafi in una morsa d’acqua e le menti degli uomini nell’abisso della follia. Nei deserti degli oceani i blackballer restavano sul ponte, agili come scimmie, pronti a inerpicarsi lungo alberi maestosi.

«E le navi?», direte voi. Erano gli scafi più belli di ogni tempo, lunghi una settantina di metri, armati generalmente con tre alberi, dotati di un gioco di quasi quaranta vele da spiegare ai venti portanti degli oceani. Si chiamavano clipper ed erano capaci di velocità impensabili per il più veloce tra i vapori.

Recita un antico adagio che solo il marinaio che abbia doppiato i capi oceanici sia legittimato a portare gli orecchini e a mettere i piedi sul tavolo. I blackballer, nelle rare pause in porto, li riconoscevi dagli orecchini d’oro, l’aria scanzonata, il coltello portato al fianco con disinvoltura. Il soprannome faceva originariamente riferimento all’appartenenza di quei lupi di mare alla Black Ball Line, una compagnia di navigazione che vantava i minori tempi di percorrenza su molte tratte, prima tra tutte quella tra la vecchia Inghilterra e i territori ricchi d’oro e di sogni della nuovissima Australia. In seguito il termine blackballer venne esteso a tutti i marinai delle navi a vela sino al momento della loro definitiva resa nei confronti delle macchine a vapore. Immaginate una nave invelata che viaggia a oltre venti nodi. In lontananza apparivano come “nuvole di vele all’orizzonte”, questo invece il soprannome dei clipper. Immaginate le stive cariche di merci e di anime: erano oltre settecento i passeggeri che ogni clipper imbarcava nel viaggio verso l’Australia. E si trattava di persone che si allontanavano con un miraggio nel cuore: quello di un’esistenza decorosa che la vecchia Europa non sapeva offrire. Negli interminabili tempi della tratta, i blackballer riuscivano a regalare ai passeggeri la tranquillità necessaria per affrontare oceani insidiosi. L’unica distrazione era rappresentata da una pubblicazione, una sorta di rotocalco su cui venivano annotati gli avvenimenti quotidiani.

Alcune delle notizie riportate riguardavano i tempi di percorrenza dei clipper: spesso si trattava di veri e propri record che avrebbero mantenuto la loro inviolabilità nonostante i progressi della vela nei secoli. Sulla tolda c’erano loro, i blackballer, lo sguardo perso nel mare che schiuma, i piedi ben piantati sul ponte, un sorriso appena accennato che dispensava tranquillità ai passeggeri. E finalmente l’arrivo a destinazione: il porto, le taverne fumose, la terraferma. Ma sembrava che questa bruciasse loro sotto i piedi: erano sufficienti poche ore perché quel mondo statico venisse a noia e i blackballer fossero pronti a rincorrere una nuova avventura.

Tratto da n.1/2010

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