People | Apreamare
La sfida Apreamare viene dal sud
Sfida. Una parola carica di significato. L'uomo ne è attratto. Da quelle sportive a quelle imprenditoriali, le sfide ci accompagnano in ogni momento dell'esistenza. Sono la molla per mettersi alla prova. Per misurare le proprie capacità. Una sfida, Cataldo Aprea l'ha già vinta. Non oggi, ma sette anni fa, quando per la prima volta ha messo gli occhi sull'area dove oggi sorge il nuovo cantiere. «Questa è una sfida dal sapore particolare. Per tanti motivi», esordisce Cataldo Aprea. «A iniziare da quello geografico. Questa iniziativa è servita a sfatare un luogo comune e cioè che al Sud non si crea occupazione. Non basta. La soddisfazione per me è doppia perché abbiamo realizzato qualcosa di molto importante a Torre Annunziata fino a oggi considerata una tra le aree più depresse dell'intera Campania», prosegue A-prea. Un progetto importante anche a livello di numeri. Sono almeno 125mila i motivi che hanno spinto Cataldo Aprea a imbarcarsi in questa nuova avventura, tanti quanti i metri quadrati di superficie sui quali oggi si estende il cantiere. Ma non è tutto. Qui il mare è davvero a portata di mano. «Fu amore a prima vista», aggiunge Aprea. «Vedere il mare, sentirne il profumo. Sono stati fattori determinanti nella scelta di trasferire qui la produzione. Una decisione non facile da prendere anche perché, all'epoca, non eravamo ancora entrati a far parte del Gruppo Ferretti», prosegue Aprea. Un passo importante, se non decisivo per crescere. «Castellammare di Stabia e Sorrento erano ormai saturi. Avevamo bisogno di avere più respiro e soprattutto di uno sbocco sul mare». Detto, fatto. Nel 2000 parte il progetto. All'inizio doveva coinvolgere anche altri interlocutori del settore ma alla fine è rimasto solo Cataldo Aprea e una grande idea che oggi ha preso forma e corpo. «L'iniziativa ha avuto da subito il supporto e il sostegno di tutta la classe politica sia a livello regionale sia a quello locale. A cominciare da Francesco Maria Cucolo, all'epoca sindaco di Torre Annunziata che ha sposato con entusiasmo questo progetto», prosegue Aprea. I lavori veri e propri sono iniziati nel 2002. A distanza di cinque anni il cantiere è già operativo. «Un miracolo se si pensa che siamo al Sud», prosegue Aprea, che aggiunge: «Ma in realtà in questa iniziativa non c'è nulla di miracoloso: poca teoria e molta pratica». La realtà è sotto gli occhi. Provare per credere. Gli stabilimenti funzionano a pieno regime. Per la nuova darsena, la più grande del Sud, bisognerà aspettare il 2008. Una volta operativa potrà ospitare 100 barche, alcune delle quali di grandi dimensioni. Nel frattempo gli sforzi si concentrano sulla produzione per far fronte a una richiesta sempre più forte. Guai, dunque, a dire che il mercato del gozzo è saturo. «Questa è la più marina delle barche. Non abbiamo inventato nulla se non un nuovo modo di concepirla. Le radici sono e restano quelle del gozzo mediterraneo al quale è legata a doppio filo la storia della nostra famiglia», sottolinea Giovanni Aprea, che si occupa di marketing e comunicazione. Ma se sul gozzo l'Apreamare ha costruito il proprio successo, è sulla nuova linea Maestro che il cantiere campano scommette per il futuro. «Con Maestro abbiamo aperto un nuovo mercato, avvicinando così una clientela alla ricerca di qualcosa di veramente unico. A distanza di qualche anno dal lancio i risultati ci hanno dato ragione», prosegue Giovanni Aprea. Una barca questa che è il simbolo di un'altra sfida. Non poteva andare diversamente perché di mezzo c'è sempre lui, Cataldo Aprea. (Yacht Capital, n.5/2007)
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