People | Un nome che vuol dire interior design
Bannenberg & Rowell
Il passato è di quelli importanti, extra-large. Ma lo si può riassumere in due sole lettere: JB. Tutti chiamavano così quel ragazzo australiano con il dono dell’armonia (era diplomato in pianoforte e sognava una carriera da concertista) che una volta giunto a Londra, nei primi Anni 60, aveva scoperto di saperci fare con l’interior design. Jon Bannenberg (uomo talentuoso, simpatico e incredibilmente affascinante) inventò una professione (la sua e quella di molti altri dopo di lui) quasi per sfida. Il proprietario di una casa che stava ristrutturando gli mostrò il progetto del suo nuovo yacht. «Fa schifo», rispose secco JB. «Ah sì? Allora vedi di fare meglio tu, se ne sei capace», disse il cliente. Quello yacht rubò la scena al London Boat Show del 1963.
«Prima di JB la figura, persino il termine yacht designer non esistevano», ha detto di lui il designer australiano Sam Sorgiovanni. Per alcuni dei suoi clienti più affezionati – come Ray Catena – JB era “il Frank Lloyd Wright delle barche”. Per i tanti designer cresciuti sotto la sua ala e ora figure di levatura mondiale (Andrew Winch, Terence Disdale, Donald Starkey, solo per citarne alcuni) è stato un maestro. Per Dickie Bannenberg, che ha rilevato il timone dello studio dopo la scomparsa di JB nel 2002, era, semplicemente, papà. «Un papà con la testa sempre in fibrillazione. Non creò soltanto una serie lunghissima di pietre miliari del design nautico. Disegnò automobili per Jensen e Rolls-Royce, gioielli per S J Phillips di Bond Street, interni per i jet della Air Malta, e addirittura una serie di modernissimi camini a carbone per il National Coal Board. Se c’è una cosa che Bannenberg & Rowell (dal 2003 Simon Rowell mi accompagna alla guida dello studio) vuole continuare a fare è proprio questo: sporgersi fuoribordo, guardare oltre i confini dello yacht design».
Come per tradizione di famiglia, solo uno (James Carley) dei dieci componenti dello studio è architetto navale. Dickie ha una laurea in geografia a Cambridge, mentre Simon Rowell ha studiato interior design “nel secolo scorso” e per 15 anni ha disegnato interni di alberghi e ristoranti. «Chi viene da noi non ama seguire il gregge. Vuole vivere nel futuro. Ma non ci interessa stupire o creare novità sterili», precisa Dickie. «Il nostro vuole essere un progetto olistico, infatti anche se il core business sono e rimarranno gli yacht, abbiamo iniziato a disegnare auto, aerei, treni e residenze private. Lo studio è una fucina in cui entrano idee di set teatrali, concetti di architettura, design auto-moto, persino le trame di vecchi film in bianco e nero».
Il 2009 è stato un anno importante per Bannenberg & Rowell. Cinque progetti portati a termine e consegnati: il 39 metri Kathleen Anne (Feadship-de Vries); il 41 metri Natori (Baglietto); il 45 metri Lady Sheila (Benetti Vision); il 60 metri Elandess (Abeking & Rasmussen); il 60 metri Bacarella (Trinity Yachts). «Cinque yacht all’anno sono molti, in un periodo difficile per l’economia mondiale. Ma voglio pensare che il nostro approccio sarà premiato anche nei prossimi anni. Dopo una serie di eccellenti commissioni per interni, stiamo riportando lo studio alla sua grande storia, cioè il design di esterni e interni insieme. Abbiamo recentemente svelato il nuovo progetto per un 73 metri della Abeking & Rasmussen, molto innovativo, e un 62 metri per Icon. Le nostre linee sono tese, quasi nervose, con nuove idee sull’integrazione architettonica delle finestre e nuove soluzioni per gli spazi esterni. Vogliamo cambiare l’approccio al planning degli esterni (sundeck, zone informali per il pranzo, zone bar, piscine) che ci pare da troppo tempo segua formule un po’ stantie. Qui si può fare del buon lavoro innovativo, e lo stesso vale per i necessari orpelli (antenne, ponti radar, parabole) che troppo spesso appaiono come aggiunte forzate a progetti per il resto ben studiati e funzionali».
L’attenzione agli esterni si può notare in progetti come Natori dove B&R ha creato deck esterni con piscine asimmetriche e ricavato spazi enormi, comparabili agli spazi esterni di barche più grandi. Simon Rowell, da parte sua, va fiero del lavoro fatto sul 60 metri della Abeking, Elandess, dove lo studio ha operato entro i confini del “guscio” cercando sempre il limite. «È un buono yacht, con interni davvero sorprendenti. Grazie alla partnership con un builder di grande esperienza e all’uso di nuovi materiali pensiamo di aver risposto alla grande. Non avevo mai progettato (né ho mai visto su uno yacht) un divano di 15 posti che si snoda lungo la skylounge a forma di punto interrogativo. Lo stesso vale per la scala a chiocciola che sembra sospesa per aria, ma rimane un elemento strutturale. Su questo esemplare, e nei nostri nuovi progetti, sono sempre più numerosi i mobili e gli oggetti disegnati ad hoc. La scrivania in cristallo e alluminio dell’armatore è un altro esempio di pezzo unico progettato con l’input del cliente. Abbiamo l’opportunità di creare uno yacht in cui tutto è fuoriserie».
Forse l’esempio migliore di questo approccio eclettico e olistico di Bannenberg & Rowell è rappresentato dall’85 metri Lürssen (design degli esterni di Germán Frers) su cui, per motivi di embargo, possiamo rivelare solo alcuni particolari. Uno yacht che mette in pratica la mission di B&R: «Portare i nostri clienti, con sicurezza e competenza, verso territori sconosciuti». Qui si notano le influenze più varie (le scene del Dottor Stranamore, le auto di Bond, l’interfaccia di iTunes) realizzate con un uso organico di duecento diversi materiali. Ecco allora la Spa in cui sono utilizzati pannelli in acrilico e alghe marine. Oppure la biblioteca-stanza dei sigari dell’armatore, dove c’è un tavolo intagliato in modo da ricordare le venature della foglia del sigaro. A centrotavola si trova un humidor nascosto che fuoriesce elettronicamente, e sulle pareti è stato commissionato il lavoro di un artista che nelle sue opere utilizza le ceneri di sigaro. «Dobbiamo tutto ai nostri clienti. Alla loro voglia di avventura. Ci saranno sempre dei clienti che chiedono: voglio uno yacht come quello là. Ma di solito non suonano alla nostra porta. Chi viene da noi desidera qualcosa di speciale. Tutto inizia con l’immaginazione di una persona». Era la frase preferita di Jon Bannenberg.
Alex Roggero
Tratto da n.1/2010
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