People | Federica Pellegrini
Federica Pellegrini e nuotar m’è dolce
Mirano 1988. Pechino 2008. In mezzo ci sono 20 anni. Quelli che i primi di agosto compirà Federica Pellegrini. Una ragazza d’oro. Lo pensano in tanti. Primi fra tutti gli appassionati di nuoto. È singolare, ma quando c’è di mezzo l’acqua è alle donne che spetta il compito di tenere alto, o meglio a galla, l’onore dell’Italia. Se nella tavola a vela Alessandra Sensini è chiamata a fare gli straordinari dopo il bronzo di Atlanta nel 1996, l’oro di Sydney nel 2000 e il bronzo ad Atene quattro anni dopo, nel nuoto Federica Pellegrini ha ancora molto da dire. Ad accomunare il destino di entrambe è il fatto che la campionessa toscana è arrivata sul gradino più alto del podio proprio in Australia dove sette anni dopo Federica Pellegrini sarebbe salita alla ribalta delle cronache per aver fermato il cronometro a 1’, 56” e 47 centesimi, record mondiale ottenuto nelle semifinali dei 200 metri stile libero. E di stile, Federica Pellegrini ne ha davvero tanto. Soprattutto quando è in acqua. Solo vedendola in azione si capisce il perché. L’acqua e il corpo sembrano fondersi in un unico elemento. Non poteva essere altrimenti. «Ho iniziato a meno di un anno con i corsi di ambientamento per i neonati», racconta Federica. «I miei genitori non ci hanno pensato su un attimo e mi hanno portato in piscina ancora in fasce». Il resto è storia recente. «Con le prime gare sono arrivati anche i primi risultati. Tutto è venuto in modo molto spontaneo, senza forzature». Ora il momento della verità. Dopo il record mondiale e svariate medaglie ai Mondiali ci sono le Olimpiadi. «Pechino è l’obiettivo a cui sto lavorando da quattro anni. La marcia di avvicinamento è stata lunga e dura. Per non parlare degli allenamenti. Cinque ore al giorno di vasca più un’ora e mezza di palestra. Il tutto moltiplicato per tre volte alla settimana», aggiunge Federica, che in Cina correrà non solo con i colori dell’Italia ma anche con quelli del Circolo Canottieri Aniene di Roma. E chi pensa al nuoto solo come a uno sport individuale si sbaglia di grosso. Federica fa squadra. «La staffetta riesce a caricarmi ancora di più. Nuotare con il gruppo e per il gruppo riesce a darmi ancora più stimoli di quanti ne provi quando gareggio in una gara singola», prosegue. «Sotto pressione per i risultati che devo raggiungere? In questi ultimi tempi ho raggiunto un equilibrio che mi ha permesso di trasformare la pressione in una molla per andare più veloce». La vittoria più bella? Risposta secca: «L’ultima, quella di Eindhoven, 400 stile libero con tanto di record del mondo», sottolinea Federica. E la delusione più cocente? «L’immagine resta a Montreal, nel 2005. Ma mi è servita, e tanto. In queste situazioni s’impara a rialzarsi ancora più forti di prima. Sono lezioni che servono. Per crescere e guardare avanti con maggior determinazione. Da una sconfitta si gettano le basi per una vittoria». Il momento più difficile di ogni gara? «La partenza. Fino a quando non senti il colpo della sirena vivi attimi lunghi un’eternità. Una volta in acqua il più è fatto», continua Federica Pellegrini. Dall’acqua della piscina a quella del mare, il passo può essere breve. Ma non per Federica Pellegrini. «Non riesco a nuotare là dove non vedo il fondo. Un conto è la vasca di una piscina, un altro è trovarsi in mare aperto. Luca (Luca Marin, il suo compagno e membro della squadra azzurra di nuoto alle Olimpiadi, ndr) aveva lo stesso problema ma è riuscito a superarlo e oggi ha preso anche il brevetto per le immersioni. Io sono ancora al palo». Magari, un giorno, per Federica potrebbe esssere proprio questa la vittoria più bella. (Yacht Capital, n.7/2008)
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