People | Matteo Marzotto
Starflex, un sogno a quattro mani
Non sempre una barca è davvero, come si crede, la realizzazione dei sogni del suo armatore. Spesso chi la commissiona si preoccupa solo che sia bella, comoda, possibilmente grande. Tra Matteo Marzotto e il suo Mochi Dolphin 64’ Fly Starflex le cose sono andate diversamente, grazie anche al rapporto di amicizia che lega l’imprenditore a Norberto Ferretti. In una delle tante giornate di pioggia della primavera 2008, abbiamo assistito a Cesenatico alla consegna di questo Mochi rosso al suo armatore. E abbiamo avuto la dimostrazione non solo di quanto un cantiere possa fare per soddisfare un cliente, ma anche di quanto preziosi possano essere i suggerimenti del cliente per un grande cantiere. «Le modifiche che ho richiesto sono state molte, e non solo nel décor», dice Marzotto. «Innanzi tutto ho voluto invertire le posizioni dei divani e della zona pranzo rispetto al layout standard». E infatti il tavolo con divano a U è sulla sinistra, appena varcata la porta a vetri che separa il main saloon dal pozzetto, ed è completato da sedie da regista rosse («Le ha scelte mia madre...», racconta). Rossi anche i divani, i cielini, le sedute della timoneria, le finiture in pelle di tutto il main deck. Rosso lo scafo («Un tono brevettato che rende questo Mochi 64’ un pezzo unico»), rossa la moquette della cabina armatoriale. «È sempre stato il mio colore, anche prima della mia esperienza imprenditoriale con la Valentino». Il suo numero invece è sempre stato il 3: «Può immaginare la gioia quando ho scoperto che la somma delle cifre che compongono la targa dello Starflex è proprio 3», sorride. La vetroresina e le cuscinerie esterne, invece, sono bianco Ferretti: «Mi piaceva più del crema normalmente usato a bordo dei Dolphin». Uno strappo che dà il polso della disponibilità dimostrata dal cantiere. «C’è un altro dettaglio della barca che dimostra quanta collaborazione ci sia stata: il mio porta-bicicletta». Si tratta di un sistema per tenere in sospensione la bici da corsa che Marzotto non lascia mai a casa: «Ci siamo chiesti a lungo dove sistemare questo oggetto leggerissimo ma ingombrante. E alla fine è nato questo meraviglioso esempio di artigianalità industriale, in cui gli italiani sono maestri». Un sistema di ganci e tiranti assicura la bici al soffitto della sala macchine, con la semplicità che solo le opere d’ingegno sanno trasmettere. Tra gli interventi di customizzazione ci sono anche un mobile tv più grande del previsto; la sostituzione delle inglesine di tutte le porte con vetro molato o legno; il tavolo ridisegnato in modo da consentire sedute più comode; persino l’inversione della porta a vetri della doccia armatoriale, per rendere meglio raggiungibile l’accappatoio appeso al gancio accanto alla porta. «Sulle ante degli armadi e dei vani portaoggetti delle cabine, inoltre, sono state predisposte delle cornici, perché l’idea è quella di rivestirle con fotografie», racconta l’imprenditore, che ha curato ogni singolo dettaglio: «Comprese le maniglie delle porte, a forma di balenottero, opera di un artista romano». Ma a interessare Marzotto nella fase di costruzione di questo 64 piedi sono stati soprattutto gli aspetti tecnici: «Ho voluto un sistema di condizionamento più silenzioso e gruppi elettrogeni studiati in funzione del risparmio energetico. E ho voluto un tritarifiuti e un sistema di stoccaggio del pattume che mi permetta di dare la massima autosufficienza a questa barca, che voglio tenere in acqua per almeno 10 mesi l’anno. Volevo una barca handly, che consumasse poco e fosse silenziosa. E che fosse generosa di spazi all’aperto: se stai al mare devi stare vicino al mare. Il resto (le dimensioni esagerate, la velocità) non mi interessa». Perché proprio un Mochi Dolphin 64’? «È perfetto per questo periodo della mia vita». Il perché di questa affermazione non lo sapremo mai: l’arrivo del patron Norberto Ferretti sposta il baricentro della giornata dalla nostra intervista ai festeggiamenti. Dicevano i latini, ubi maior... (Yacht Capital, n.7/2008)
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