People | Sognando le Olimpiadi di Londra 2012
Lanfranco Cirillo, armatore fuori dal coro
Per una volta la vela l’ha ordinata il medico. «Un piccolo problema, un check-up. Il medico prima mi dice: tutto a posto. Poi mi chiede: ma lei cos’ha fatto finora? Così ti accorgi di aver solo lavorato 15 ore al giorno e di aver fatto poco per te. Ho deciso di farlo. Il mio giardiniere era appassionato di vela...». Comincia così l’avventura in barca di Lanfranco Cirillo, architetto bresciano con studio a Mosca. «Ci sono arrivato quasi per caso. I primi contatti nel 1993; nel 1997 ho aperto uno studiolo. Ora abbiamo uno staff di 120 progettisti», specializzato in allestimenti (tra i suoi clienti in pratica tutta la nomenklatura russa) che dopo l’alpinismo, «Arrampicavo. Le Dolomiti le conosco bene», scopre la vela. «E il mare...», interviene Cirillo.
Come scopre il mare? Da giovane mai andato al mare. Soltanto montagna. Dopo quella domanda del medico, la prima barca è stata un Dolphin 81. Poi ne sono venute altre, anche uno Swan 45, e dopo poco uno Swan 100. Nome? Fantasticaaa. L’ho tutt’ora. Nel 2006 abbiano corso l’Atlantic Race Cruising. Era solo due anni che andavo in barca a vela: un’esperienza bellissima. E poi, già che eravamo ai Caraibi, la barca ha proseguito il giro del mondo: Panama, Galapagos, Polinesia, Bali, Madagascar. Io raggiungevo Fantasticaaa appena potevo... La baia più bella che ha incontrato? Un Paese: il Sudafrica. E poi San Blas, l’arcipelago davanti a Panama. Eravamo a bordo del nostro albergo a cinque stelle e attorno assolutamente nessuno. Quindi lo Swan è servito per navigare? Sì, ma abbiamo fatto anche regate. La Roma per Tutti, la Swan Cup, i Maxi... Ma non mi sono divertito molto. A volte mi sentivo come un pollo da spennare. Poi... ... poi che è successo? Devo ringraziare gente come Dede De Luca (oggi randista del team Azzurra) e Nicola Celon che mi hanno fatto conoscere una vela diversa, un lato molto più sportivo dell’andare in barca. Certo, se volevo mi costruivo un mio 100 piedi; anzi, dopo lo Swan ci stavo pensando. Mi sono fermato. Credo di essere l’unico armatore che ha lasciato un 100 piedi per andare a regatare su barche più piccole. Sta di fatto che oggi il mio massimo divertimento è una bella uscita con il Laser oppure con il Finn. E com’è stato entrare nella vela più sportiva? Duretta. A un campionato italiano Dolphin 81, a Desenzano, sul lago di Garda, tutti mi prendevano in giro. Sono sceso e mi sono detto che, prima o poi, quel titolo l’avrei vinto, a costo di comperare tutti i Dolphin 81 in circolazione e mandarli a fondo! Poi però l’italiano l’ho vinto davvero, e in acqua. Desenzano, lago di Garda. Mai corsa la Centomiglia? Due volte: con il Dolphin 81 e il Melges 32. Bellissima. Ma sul Garda non c’è onda e a me piace il mare grosso. Torniamo al percorso dell’armatore al contrario. A un certo punto tutti fanno un pensierino sull’America’s Cup... Sono più da Volvo Ocean Race. La Coppa? In Russia c’è gente a cui piacerebbe entrare. Mi avevano chiesto informazioni e contatti. Ma tutta questa grandissima vela... Non so. Mi soddisfa di più seguire i miei ragazzi del Finn o della Star. Cercare di dare loro la possibilità di puntare alle regate delle Olimpiadi. E qui, oltre all’armatore che passa dal grande al piccolo, l’altra sua particolarità. Accanto alle regate con il Melges 20, il 24 e il 32, c’è l’impegno con il Fantastica Sailing Team nelle classi olimpiche... L’idea è nata due anni fa, a Porto Cervo. Mi ero comperato un Laser, anzi due, uno io e uno Dodo Natucci, il prodiere in Star di Nicola Celon. Morale: tutto agosto sul Laser. Dodo mi ha raccontato dei loro programmi per le Olimpiadi, delle difficoltà. Ci ho pensato. Ho chiamato Celon e gli ho detto: Vuoi fare la campagna per Londra 2012? Ti do una mano. È cominciata così. Sono andato a una preolimpica: bellissimo. Così nel team sono entrati anche due giovani austriaci per il 49er (Niko delle Karth e Nico Resch, ndr), Umberto De Luca sul Laser, Michele Paoletti, che è il mio tattico sul Melges 32, per il Finn. E qual è l’obiettivo? Che almeno uno di loro vada alle Olimpiadi. A me basta che la Federazione mi chiami a fare il massaggiatore a qualcuno! A spese mie. Questo è ovvio! E a proposito di soldi. Quanto costa un team del genere? Abbiamo due Finn, il Laser, un Melges 20, un Melges 24, due Melges 32, uno in Europa e uno negli Usa, la Star.Siamo tra 800 e 900mila euro a stagione. Ci aiutano i nostri sponsor e poi stiamo attenti e facciamo le cose per bene. Tutto questo, oltre a Londra 2012, per quale altro motivo? Perché quando la domenica mi telefonano dopo le regate e mi dicono che sono andati bene io sono contento. Non mi interessa il business degli sponsor. E per quanto riguarda i Melges, perché a me piace molto stare al timone. Da poco nella vela, esperienze fuori dall’Italia, impegno nelle olimpiche. Dal suo osservatorio qual è per lei il problema della vela di casa nostra? Che i ragazzi diventano subito professionisti. Salgono a bordo di un barcone anche a 500 euro al giorno. Saltano dei passaggi. Invece la vela deve rimanere uno sport e quella d’eccellenza è l’olimpica. Progetti per il futuro? Prima o poi vincere il mondiale Melges 32, la classe olimpica degli armatori e organizzare un mondiale Melges 32 a San Pietroburgo, una città davvero magica. Magari disputarli a giugno, con le notti bianche del Nord. Poi riuscire ad avere uno dei nostri equipaggi a Londra 2012 e, per finire, andare al Polo Sud con la mia Fantasticaaa. Ultima domanda questa volta all’architetto. È vero, come dice la tradizione, che le barche possono essere di tutti i colori, basta che siano bianche? Vero. Anche se il mio colore è l’arancione non vorrei mai una barca così. Sì, barche bianche, ma il resto, l’abbigliamento dell’equipaggio per esempio, a contrasto. Deve trasmettere energia, com’è la vela. Emilio Martinelli
Tratto da n. 7/2010 editoriale
Vedi anche...
People
| Il signore dei multiscafi
|
|
Loïck Peyron, skipper d'esperienza
In corsa all’iShares Cup come skipper e timoniere di Renaissance, uno dei due Extreme 40 dell’Oman Sail Race Team, Loïck Peyron è senza ombra di dubbio il regatante con la maggior esperienza di multiscafi del circuito. Con una visione della vela da cui c’è molto da imparare
|
News
| BOCCONIANI ÜBER ALLES
|
|
|
People
| Carlo Croce
|
|
Croce, Delizia della Fiv
Programmi, progetti e sogni del nuovo presidente della Federazione Italiana Vela. Rinnovamento, trasparenza e giovani al centro del suo programma. E, per cominciare, vuole accanto la velista dell’anno.
|
People
| Torben Grael
|
|
I miracoli del sacro Grael brasiliano
Con Luna Rossa, fin dal 2000 ha tenuto svegli gli italiani a veder regate in diretta. Alle ultime Olimpiadi ha vinto l’oro nella classe più tecnica, la Star. Alla scorsa Vor ha tirato fuori il bronzo con l’outsider Brazil 1. Torben, il tattico con un fiuto quasi soprannaturale per i salti di vento, si racconta.
|
Sport
| Prove tecniche di trasmissione
|
|
America's Cup: le prove video
Sono online i video dei primi test effettuati dalla organizzazione dell'America's Cup per verificare l'appeal televisivo delle regate
|
|
|