People | Nauticsud, il salone di Napoli
Lino Ferrara, il timoniere intrepido
Genova cinquanta, Napoli quarantuno. Queste, nel 2010, le edizioni dei due saloni nautici italiani di maggior tradizione. E poiché quello di Napoli si svolgerà per primo, dal 6 al 14 marzo, ho ritenuto opportuno parlarne con chi lo ha salvato in un momento difficile, restando al timone anche in questi giorni di crisi economica: Lino Ferrara.
Voci malevole sussurrano che, vista la situazione, il Nauticsud rischia di saltare un’edizione. Invece? Non è assolutamente vero. Addirittura la Regione Campania l’ha posto fra le priorità nella sua programmazione istituzionale di eventi. Tanto è vero che sta per varare facilitazioni per gli espositori. Anche noi abbiamo già operato in tal senso, abbassando di circa il 50 per cento gli importi per l’acquisizione degli spazi.
Colgo l’occasione per farle una domanda che giudico pertinente: secondo lei non sono troppi i saloni nautici in Italia? L’ho sempre sostenuto, anche in tempi non sospetti. Francamente penso che due fiere bastano e avanzano nel settore nautico. Secondo me Genova e Napoli. A mio avviso tutti i saloni organizzati sull’Adriatico sono fuori gioco. Non così quello di Roma. Che però è in mezzo alla campagna. Noi invece siamo in città.
Però un handicap mi sembra che esista anche per il Nauticsud, che si basa su due location separate: Mostra d’Oltremare e porticciolo di Mergellina. Indubbiamente esiste il problema, per la separazione fra l’esposizione a terra e a mare. Ora bisognerà avere il coraggio di abbandonare quella all’asciutto e concentrare tutto nell’area marittima. Sempre naturalmente con il patrocinio della Mostra d’Oltremare che è titolare del marchio. Non siamo però ancora infrastrutturalmente pronti per portare avanti questa razionalizzazione. Continuiamo quindi con la vecchia formula, ma stiamo lavorando per la nuova, che trova l’approvazione delle istituzioni.
Quali sono i fattori vincenti dell’evento così com’è oggi? Il fatto che Napoli è una città che possiede grosse attrattive turistiche. E inoltre il visitatore ha l’immediata possibilità, inesistente altrove, di provare la barca in mare. Senza dimenticare che il Nauticsud, data la stagionalità, può essere definito il salone del pronto barca.
Negli scorsi anni ha presentato dei progetti avveniristici sul piano dei marina. Che seguito hanno avuto? Si è trattato di un’idea di comunicazione incisiva. Una forma di provocazione. Mentre noi stimolavamo, magari con progetti eccessivi, qualcosa è stato fatto. La Campania, nel 2009, non a caso è stata la regione che ha realizzato il maggior numero di posti barca.
E che fine ha fatto il partito dei diportisti sempre da lei lanciato? Non lo deve definire un partito. È bensì un’associazione come ce ne sono tante. Esiste quella dei costruttori di barche? Io ho giudicato opportuno creare qualcosa che raccogliesse le istanze dei diportisti.
Visto che siamo in tema, qual è la sua valutazione sull’operato dell’Ucina, l’associazione dei costruttori? Sta svolgendo egregiamente il suo lavoro di associazione di categoria. Il presidente lavora bene. Si trova in un mare in tempesta e ha messo le macchine avanti piano. Sono fiducioso nel fatto che finirà per portare il suo equipaggio in acque più sicure.
Parliamo ora del Governo. Ha dato incentivi alle auto, agli elettrodomestici, all’immobiliare e ha invece dimenticato la nautica. Come mai? La mia opinione è che il mercato deve vivere di forza propria. In rare eccezioni gli incentivi di Stato possono servire. Ma girerei il discorso sul piano ecologico. Come si stimola la rottamazione di auto e motocicli vecchi e inquinanti, qualcosa del genere potrebbe essere fatto per le imbarcazioni a motore. Considerando che essendo il grosso della flotta in plastica, nasce anche un problema di smaltimento ecocompatibile. Ma il problema vero è un altro. Purtroppo la nautica continua a essere assimilata al concetto di lusso, anche quando non è vero. E questo frena le iniziative politiche.
Per concludere, a prescindere da Napoli, quali saloni ama di più? È presto detto: Genova e Cannes.
Vincenzo Zaccagnino
Tratto da n.2/2010
|
|