People | Bagnino per amore, scrittore per passione
Marco Buticchi, racconti di mare
«Mi richiami tra dieci minuti». Se Marco Buticchi dovesse mai decidere di scrivere la sua autobiografia, questo sarebbe il titolo perfetto. Perché all’unico autore italiano ammesso nella collana I Maestri dell’avventura di Longanesi, in compagnia di mostri sacri come Clive Cuss¬ler e Wilbur Smith, è capitato spesso di rispondere così a telefonate che, in qualche caso, gli hanno cambiato la vita! Ce lo racconta ridendo in riva al mare di Lerici, dove, insieme a Consuelo, la vulcanica moglie, gestisce l’unico bagno della cittadina ligure. Ex petrol trader, a un certo punto ha detto basta, ha mollato tutto e si è dedicato anima e corpo al suo stabilimento balneare e alla sua grandissima passione: scrivere. Scrivere romanzi storici in cui la storia fosse al servizio dell’avventura, e non viceversa. I primi libri se li è autoprodotti, ed è stato un successo. Poi, un giorno, ricevette una telefonata da Mario Spagnol, suo concittadino e mente culturale e commerciale di Longanesi per oltre vent’anni. E Marco, che pensava allo scherzo dei soliti amici burloni (pare ne abbia molti) pronunciò il suo primo e fatidico «mi richiami tra dieci minuti». Spagnol lo richiamò e nacque così un sodalizio che dura ormai da 13 anni. E che con l’uscita dell’ultimo libro, Il Respiro del Deserto che è nella top ten dei libri più venduti da oltre quattro mesi e ha venduto già 300mila copie, lo ha consacrato nell’olimpo letterario italiano.
Ma essere un Dio, seppur solo letterario, dà da mangiare? O sdraio e ombrelloni rendono di più? «Beh, dipende da quanto uno è ingordo. Diciamo comunque che, al momento, la mia attività prevalente è quella di bagnino. Quindi, per ora, resto un bagnino scrittore».
I suoi libri sono caratterizzati da situazioni storiche diverse, folgorazioni diverse e luoghi diversi, ma hanno quasi sempre come sfondo il mare. Come mai? «Noi liguri nasciamo con il monte alle spalle e il mare di fronte. Aprirsi al mare è una necessità. Il personaggio del mio ultimo romanzo si imbarca perché non sopporta più un peso che gli opprime il cuore. Quindi il mare come sbocco di vita e come fonte di ispirazione. Del resto io sono uno che può davvero dire di vivere sul mare e di mare!»
Sostiene che i suoi romanzi nascono da folgorazioni. È successo anche per Il Respiro del Deserto? «Certo. In questo caso la folgorazione è stato l’incontro con la Williamsburg, la nave che fu lo yacht presidenziale di Henry Truman e che oggi giace abbandonata nel porto di La Spezia, proprio dietro casa».
Scusi, ma cos’è che l’ha colpita tanto in quell’ammasso di ferraglia arrugginita? «È bellissima. Si vede lontano un chilometro che è fiera, elegantissima. Mi sono chiesto a lungo perché la gente insiste a farsi costruire mottarelli bianchi, invece di rimettere in sesto uno yacht di tale splendore».
Mottarelli bianchi!? «Sì, quegli yacht con linee stondate, lucide e con scritte cangianti, nati solo per stupire e farsi vedere. Quest’estate a Porto Cervo c’era Madsummer, un Lürssen di 80 metri costellato di fari subacquei. Tutti i pesci nel raggio di un chilometro erano completamente rintronati, ma le pare possibile?».
Quindi, se lei dovesse comprarsi una barca oggi, cosa sceglierebbe? «Mi comprerei un Perini Navi. Oppure un Southern Wind. Ma lo sa che ho rischiato di dirigerlo quel cantiere? Prima di fondare la Southern Wind Shipyard, Willy Persico era uno dei più importanti trader petroliferi italiani. E, soprattutto, era il mio capo. Così quando ha cominciato la sua avventura mi ha chiesto se avevo voglia di andare a dirigere il cantiere. Ma io mi ero appena sposato e l’idea di andare in Sudafrica non mi sconfinferava. Così ho preferito ripiegare su sdraio e ombrelloni. E ogni tanto, mentre me ne sto seduto sul pattino, penso a cosa sarebbe successo se Mario Spagnol non mi avesse richiamato!».
Per la cronaca: il secondo, fatitidico, «mi richiami tra dieci minuti» Marco Buticchi lo riservò a Gigi Zazzeri, allora direttore di Capital, che voleva invitarlo a Montecarlo a provare la nuova Ferrari 330 spider. Inutile dire che Zazzeri richiamò e Marco nel Principato ci andò lo stesso. Ma il più stupefacente è il terzo, quello riservato a Maria Grazia Cucinotta, sua fan sfegatata, che gli aveva telefonato perché era in Liguria per lavoro e voleva incontrarlo. Anche lei lo richiamò, dando vita a un’amicizia ormai decennale, ma senza dimenticarsi di sottolineare come Marco sia stato l’unico uomo a essersi permesso di metterle il telefono in faccia! Suona il cellulare. Marco guarda il display, risponde e dice: «Può richiamarmi tra dieci minuti?».
Testo di Giuliana Fratnik, foto di Alessandro Ottaviani
Tratto da n.2/2010 editoriale
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