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People | Il papà di Skype

Niklas Zennström: il mio amore per la vela

Ormai lo usiamo praticamente sempre e tutti: è Skype, il software di comunicazione che ha cambiato il nostro modo di telefonare e ci ha insegnato a chattare. Chi l’ha inventato è un giovane signore svedese, Niklas Zennström, che oltre ad avere brillanti idee nel mondo dell’alta tecnologia è un appassionato velista, armatore di Rán, una delle barche da regata più ammirate della stagione 2009, e incrociandolo in banchina non ce lo siamo fatti scappare.

Quando e come ha iniziato ad andare a vela?
Ho iniziato quando avevo sette anni, i miei genitori erano insegnanti e la mia famiglia era solita passare tutta l’estate in crociera in una delle zone di navigazione più belle del mondo, l’arcipelago di Stoccolma, la costa svedese e le isole finlandesi. Ho anche fatto regate in deriva, ma ho dovuto smettere quando mi sono concentrato sugli studi e sul lavoro, ma sono sempre andato in crociera. Qualche anno fa con mia moglie ho deciso di ricominciare a far regate su barche più grandi, e da lì è partito tutto. La nuova stagione di regate, Rán 2...

Qual è la barca che ha amato di più e quale aspetto della navigazione a vela le piace maggiormente?
E' un po’ come chiedere a un padre quale dei propri figli ama di più. Il nuovo 72 piedi Rán 2 è quello che indicherei in questo momento perché è una barca fantastica, molto potente, ma è anche una barca alla cui creazione ho partecipato fin dall’inizio lavorando con l’architetto Rolf Vrolijk, l’interior designer, il project manager, e un gruppo di persone del Rán team guidate dallo skipper Tim Powell. È stato un vero lavoro di squadra e credo che sia per questo motivo che funziona. Credo che il miglior aspetto della regata sia vincere! Quello che mi piace della vela è che è uno sport con tante facce, dal progetto alle vele e poi l’equipaggio, la strategia, la tattica, la conduzione e la regolazione della barca. Timonare una barca planante così potente in poppa con vento forte è un’esperienza incredibile.

Come descriverebbe le sue sensazioni in navigazione in tre parole?
Libertà, natura, competizione.

Cosa significa il nome Rán?
Nella mitologia vichinga Rán è la dea del mare. Intrappola i naviganti nella sua rete, ma se hanno degli oggetti d’oro glieli possono offrire e lei li proteggerà.

Quanto è importante il lavoro di squadra e come costruisce il suo team?
La vela è uno sport di squadra, almeno su queste barche Grand Prix. A bordo siamo dalle 17 alle 21 persone ed è necessaria molta coordinazione nelle partenze e nelle manovre. Credo che per organizzare una campagna vincente sia necessario creare una squadra più che un equipaggio. Quando abbiamo costruito la barca fin dall’inizio abbiamo coinvolto parecchie persone del team e col progredire del lavoro il numero è cresciuto costantemente. Penso che se parlate con qualcuno che indossa una maglietta di Rán si riferirà a lei come alla “nostra barca”. Il team ha preso forma due anni fa, per partecipare alla Fastnet Race e non è un processo molto diverso dal costruire un team di tecnici per uno start-up, un gruppo di ingegneri di talento che lavorano in una squadra di successo. Nel mondo della tecnologia diciamo che “delle persone di serie A cercano delle persone di serie A”. Credo che questo sia vero anche nel mondo della vela, dove sono i velisti a cercare altri atleti dello stesso livello. Ritengo sia anche importante non avere prime donne a bordo, ma piuttosto giocatori di squadra con ego ben controllati.

Qual è la regata o la navigazione che ricorda di più e quale la regata dei suoi sogni?
La Cork Week e la Cowes Week dell’anno scorso sono state fantastiche, perché la flotta dei Tp52 era molto competitiva e le condizioni eccellenti. Nel 2008 abbiamo vinto anche la Round The Island Race con 1900 barche al via, uno degli eventi più prestigiosi, ma anche più difficili da vincere. Le due regate che ho sempre sognato fin da bambino, invece, sono la Fastnet e la Sydney-Hobart. Due anni fa ci siamo dovuti ritirare dalla Fastnet per problemi tecnici, ma quest’anno ci ripresentiamo a entrambe e non vedo l’ora di essere sulla linea di partenza.

E' mai stato ispirato dalla vela per nuove idee di business?
Non posso dire che sia stata una fonte di ispirazione diretta, tuttavia quando si corrono delle regate d’altura si sta seduti sopravento abbastanza a lungo, si guarda il mare e si riflette. E' importante prendere le distanze dal mondo del lavoro e riflettere sulle cose, si ha una visione più chiara. Spesso quando torno in ufficio dopo una regata sono più ispirato e pieno d’energia.

Crede che si possa comparare un mercato competitivo come quello dell’alta tecnologia con il mondo della vela agonistica?
Assolutamente sì, il mondo delle regate e l’industria dei superyacht sono molto high tech. Si fa molto uso delle nuove tecnologie per guadagnare competitività, per creare innovazione e per entrare velocemente sul mercato. Si tratta anche di prendere dei rischi e saperli gestire.

Ha mai creato un prodotto software per il mondo della nautica?
No, ma quando ero bambino desideravo diventare un progettista navale. Devo anche dire che ho il privilegio di avere Steve Hayles a bordo di Rán come navigatore, che è sempre impegnato nella creazione di programmi specifici e non riesco nemmeno a tenere il suo passo. Ci sono state occasioni in cui ha persino riscritto dei programmi fra due regate!

Che cosa c’è nel suo futuro sportivo? Questa sarà una stagione piuttosto impegnativa costellata da appuntamenti importanti, che culminerà con la Sydney-Hobart, e stiamo già pensando al prossimo anno. Oltre alla vela mi occupo della mia vecchia squadra di basket in Svezia come sponsor. E l’obiettivo è quello un giorno di vincere il campionato!

Carla Anselmi

(Yacht Capital, n. 8/2009)


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