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People | Remo Ruffini

Stoffa da leader

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Personaggio schivo e riservato, Remo Ruffini non ama apparire. Rare le occasioni nelle quali è facile incontrarlo. Può capitare così di vederlo a New York per l'inaugurazione di una boutique, a Milano e a Parigi durante la settimana della moda, ma poco più. Il resto del tempo Ruffini lo trascorre lontano dalla luce dei riflettori. Come tutti gli uomini di mare alla forma preferisce la sostanza. Non sono le solite frasi fatte. Basta scorrere velocemente quello che è riuscito a fare in questi ultimi anni per capirlo fino in fondo. Così come un bravo marinaio sa leggere sulla superficie del mare da dove arriverà il vento prima ancora che questo inizi a soffiare, anche Remo Ruffini, nei panni d'imprenditore, è stato in grado, con la sua Industries, non solo di recuperare, ma anche di rilanciare con successo, visti i tempi difficili, marchi del calibro di Moncler, Henry Cotton's e Marina Yachting. Il segreto? Rispettare la storia e la tradizione di quelle che oggi sono diventate le icone di uno stile di vita. Già la tradizione. Un aggettivo che sta a cuore a Ruffini e che lo accompagna sia nella sua vita da imprenditore sia nelle sue passioni. È il filo sottile, è il caso di dirlo, che lega Marina Yachting, Moncler, Henry Cotton's a Blackwood of London. Quest'ultima non è un nuovo marchio di moda, ma la barca a bordo della quale Ruffini ama trascorrere, in compagnia della famiglia e degli amici, i pochi momenti liberi. La vedo ormeggiata a Portofino, non in banchina però, alla fonda. A prima vista può sembrare una goletta d'altri tempi. Ma guardandola con più attenzione salta subito all'occhio che si tratta di uno scafo che reinterpreta, senza stravolgerli, gli stilemi della vela di una volta aggiornata però ai tempi che viviamo. Un mix riuscito tra classico e contemporaneo. Impossibile non notarla. Mi hanno dato appuntamento al molo dove attraccano i traghetti che fanno la spola con Santa Margherita Ligure e Rapallo. Il solito muro di persone in attesa dell'imbarco ostruisce la vista. Mi faccio strada e scorgo un tender elegante con due marinai in perfetto total look grigio. Salgo a bordo. La barca, un Alen Yachts per l'esattezza, molla gli ormeggi e dirige la prua verso la baia di Portofino dove svettano gli alberi di Blackwood of London. Lo scafo nero abbinato alle vele, anch'esse di un colore grigio scuro, una volta spiegate, consegnano alla mia immaginazione l'idea che, da un momento all'altro, da Blackwood of London possa scendere Jack Sparrow il Pirata dei Caraibi. Ma è solo un'impressione. Accostiamo. In piedi, ad attendermi, c'è Remo Ruffini in perfetta tenuta da yachtsman con l'immancabile blazer blu. M'invita a salire. Una volta a bordo comprendo il motivo per cui Portofino è così bella. La confusione e il vociare delle orde di turisti di pochi minuti prima lasciano il posto al silenzio e a un panorama da togliere il fiato. «Non è meraviglioso?» esordisce Ruffini guardando nella direzione del borgo ligure. «Sa quali sono i momenti migliori della giornata per me? La mattina presto o al tramonto, quando l'ultimo traghetto per Santa Margherita Ligure ha lasciato Portofino, amo sedermi in coperta e assisto a uno tra gli spettacoli più belli del mondo» prosegue Ruffini. Come dargli torto. I suoi occhi s'illuminano. «Ha mai fatto caso come un luogo visto dal mare possa apparire profondamente diverso da come siamo abituati a vederlo anche se lo conosciamo bene?», osserva Ruffini. In effetti Portofino vista dalla barca regala scorci d'incanto, in questo caso enfatizzati dalla luce di un caldo pomeriggio d'inizio estate. Resistere al fascino del mare è impossibile anche per chi viene dal lago. «Sono nato e cresciuto sul lago di Como» racconta l'imprenditore. «Lì ho iniziato ad amare la vela. Ho mosso i primi passi bordeggiando con gli Optimist poi sono passato al windsurf. Mi ricordo ancora la fatica quando il Tivano soffiava forte e avevo le braccia indolenzite per lo sforzo». Dai confini definiti del lago a quelli sconfinati del mare il passo è breve. «Oggi trascorro quanto più tempo possibile in barca. Compatibilmente con i miei impegni di lavoro, già da fine aprile la metto in acqua e cerco di utilizzarla fino a tutto ottobre. Non voglio perdermi un minuto» aggiunge Ruffini. Le cosa da vedere sono tante. Il discorso si allarga sulle mete preferite, sui ricordi, e il mare sempre al centro di tutto. «Il Mediterraneo è straordinario per la sua diversità», commenta ancora Ruffini. «Nel suo saggio, Fernand Braudel ne coglie l'essenza. Navigare in questo mare, sottolinea lo storico francese, vuol dire imbattersi nella presenza greca in Sicilia, percepire il passaggio del mondo romano in Tunisia, e di quello arabo in Spagna. Sono tanti mondi e tante civiltà che s'intrecciano. Per me non c'è altro mare in grado di regalarti sensazioni così forti e profonde. Per non parlare della natura», prosegue Ruffini. «L'alba nella baia di St. Tropez con il paese sullo sfondo, o in una cala deserta della Corsica o della Sardegna non hanno eguali. Ecco perché al porto preferisco la rada. In questo modo il legame con il mare e con la natura diventa ancora più intimo. Ma non sono un estremista dell'isolamento. Anche un posto affollato e turistico per vocazione regala tanta energia», conclude Ruffini. Non un solo posto ma tanti luoghi nel portolano di Ruffini che aggiunge: «Pur vivendo nell'era di Google Earth e di un'informazione accessibile in ogni momento, la barca a vela resta l'unico strumento non solo per vivere una passione autentica, ma per riscoprire anche il piacere e il valore del tempo».

Tratto da 08
editoriale
Tags: remo ruffini

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