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People | Ugo Salerno

Brilla una Green Star nel firmamento del Rina

G come green. È l’ultima carta, in ordine di tempo, che il Rina (l’ente di certificazione nato originariamente come Registro navale italiano) ha calato sul tavolo della nautica. E nel mazzo ha pescato l’asso. «Oggi il rispetto per l’ambiente è diventato una priorità per tutti. E tutti devono fare la loro parte, nautica da diporto inclusa». Ugo Salerno, amministratore delegato di uno tra i più antichi enti di classificazione al mondo, ha le idee chiare in proposito. La salvaguardia dell’ambiente marino è una priorità. Gli ultimi disastri ambientali occorsi nel Mar Nero e nella baia di San Francisco lo confermano. «L’attenzione per l’ambiente è da sempre uno dei cardini dell’attività del Rina. La lunga esperienza maturata nel settore delle crociere e delle navi commerciali ci ha messo oggi nelle condizioni di mettere a punto una certificazione anche per le unità da diporto. E in poco tempo il Green Star è diventato un elemento distintivo del nostro operare», prosegue Salerno.
Testimonial d’eccezione, Luciano Benetton. L’imprenditore veneto non ha avuto dubbi, e ha voluto che sulla sua barca brillasse la stella verde. Tribù, un 50 metri a motore, è stata la prima unità da diporto a ricevere questa certificazione. «Alla cerimonia di consegna della Green Star svoltasi a Montecarlo lo scorso settembre in occasione del salone nautico, sono rimasto particolarmente colpito dalle parole di Luciano Benetton che ha tenuto a sottolineare l’attenzione e il rispetto verso l’ambiente, che sono i due cardini attorno ai quali ruota il progetto di questa barca. È stata davvero una bella soddisfazione», aggiunge Salerno. Questo è il punto. Gli yacht diventano sempre più grandi, di conseguenza le rotte da seguire diventano sempre più ampie e le mete, un tempo inaccessibili o remote, diventano facilmente raggiungibili. «Basti pensare al settore delle crociere. Grazie alle sollecitazioni dell’armatore, oggi le navi dell’ultima generazione sono in grado di navigare, con impatto nullo, in aree geografiche con ecosistemi fragili come l’Alaska. E stiamo parlando di colossi da 100mila tonnellate di stazza lorda. Ora, se pensiamo che questo è uno scenario replicabile anche nel diporto, è facile intuire che effetto avrebbe sullo sviluppo del turismo nautico», prosegue Salerno. Il pensiero, inutile dirlo, va dritto alle riserve e alle aree marine protette, molte delle quali sono oggi interdette alla navigazione. «Accesso alle barche con il bollino blu? Perché no? In quest’ottica abbiamo aperto un dialogo con il ministero dell’Ambiente. Ma siamo  ancora agli inizi. Pensare alla barca come a qualcosa che inquina è limitante». Pensare Green Star, invece, permette di sdoganare molti luoghi comuni. Non si tratta di uno slogan ma di una realtà che va a toccare molti aspetti della barca: casse di contenimento per il carburante e le sostanze oleose che ne prevengono la fuoriuscita in caso di collisione o incaglio; utilizzo d’impianti di condizionamento che escludano l’impiego di sostanze che possono nuocere all’ozono; sistemi di trattamento e stoccaggio per i rifiuti solidi; casse specifiche per carburanti a basso contenuto di zolfo nel caso ci si trovasse a navigare in zone dove sono in vigore restrizioni per le emissioni; adozione di vernici per la carena che non rilascino sostanze patogene. E l’elenco è ancora lungo. «La risposta dunque c’è», prosegue Salerno, che aggiunge: «Gli armatori si stanno dimostrando sempre più sensibili. Alcuni cantieri la propongono ai clienti; e abbiamo riscontrato l’interesse anche da parte dei principali player della nautica». Innovare nel rispetto delle norme. Questa la ricetta vincente di un Gruppo che oggi guarda il settore da una posizione privilegiata. «La crescita del Rina viaggia a due cifre, confermando il trend positivo del 2006. Il valore della produzione, quest’anno, è di 150 milioni di euro, e il fattore diporto incide sempre di più. Un’area di business questa dove deteniamo, a livello mondiale, una quota del 40 per cento. Ma non si può crescere senza investire. Ecco perché l’8 per cento del nostro fatturato è destinato a formazione, ricerca e sviluppo. Solo per fare un esempio, abbiamo di recente inaugurato un’accademia per i marittimi nelle Filippine. Nei superyacht stiamo dando vita a corsi di formazione e aggiornamento rivolti a operatori del settore, ai cantieri e al personale di bordo», conclude Salerno.
(Yacht Capital, n.12/2007)

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