Sport | Class 1 Romania
La scommessa resta in piedi
I fatti sono istruttivi. E come inflessibili maestri ogni tanto obbligano a cancellare tutto e a ricominciare daccapo. La vittoria del team Jotun in luglio ad Arendal, nel Gran Premio di Norvegia, aveva fatto suonare un primo campanello d’allarme. Ma venne archiviata come una momentanea interruzione nel corso naturale degli eventi. Tutti furono concordi a giudicarla come una prestazione straordinaria, che però era legata al favore di circostanze irripetibili. I piloti Inge Aarbakke e Jorn Tandberg giocavano in casa e conoscevano a menadito un percorso difficile e pericoloso, tracciato all’interno di un fiordo tra arabeschi di isole e roccia. A quaranta giorni e a 2500 chilometri di distanza Jotun si è però ripetuto. A Mamaia, nelle acque del lago di Costanza, la barca rossa di Aarbakke e Tandberg ha dominato il Gran Premio di Romania e ha conquistato con un solo punto di vantaggio su Victory 1 il titolo di campione d’Europa. E così obbliga ora a riscrivere daccapo la storia del mondiale 2008 di Class 1. Tutto sembrava già deciso nel dicembre 2007, quando Bjorn Gjelsten annunciò che si sarebbe ritirato dalle corse offshore e che con lui sarebbe uscito di scena anche il leggendario team Spirit of Norway. Nessuno pensò a Jotun e, forse in modo troppo affrettato, fu decretata la fine del dominio nordico su Class 1. I bookmaker individuarono subito i nuovi favoriti e dalla Scandinavia tutte le puntate si spostarono immediatamente sul Golfo Persico. Una parte finì sul Victory team di Dubai. L’altra sul Qatar team dello sceicco Hassan bin Jaboor al Thani, che aveva avuto il merito di staccare un assegno milionario per portare dalla sua parte uomini e mezzi di Spirit of Norway. Soprattutto un mezzo, lo scafo in carbonio vincitore di cinque titoli mondiali. E soprattutto un uomo, il pilota inglese Steve Curtis, sette volte campione del mondo. Le previsioni dei bookmaker sono basate su modelli statistici e matematici. Ma, come diceva il fisico Niels Bohr, «fare previsioni è difficile, soprattutto se riguardano il futuro». Il futuro di Class 1 fino a un certo punto ha premiato le indicazioni dei bookmaker. Nelle tre gare iniziali (Doha in Qatar, Budva in Montenegro e Gran Premio di Russia a Mosca) i primi posti sono stati appannaggio di Victory 1, nel ruolo di protagonista, di Victory 7, nel ruolo di spalla, e di Qatar 95 e 96, consegnati provvisoriamente al ruolo di inseguitori. Poi è arrivata la gara di Arendal. Frettolosamente archiviata come un incidente di percorso, forse avrebbe meritato qualche riflessione in più. Sarebbe stato sufficiente rispondere con onestà a una semplice domanda: basta la conoscenza di un percorso per passare davanti a tutti e reggere per un’ora l’assalto delle barche più veloci del mondo? La risposta è arrivata in Romania ed è «No». Bisogna dire che nel risultato di Mamaia ha avuto un peso determinante anche la fortuna. Victory 1 di Mohammed Al Marri e Nadir Bin Hendi aveva subito preso il comando della corsa e probabilmente lo avrebbe tenuto fino alla fine, se un’elica malandrina non si fosse rotta interrompendo di colpo la cavalcata verso il traguardo. Ma chi c’era alle spalle di Victory? Distaccato a 18 secondi non c’era un altro Victory o uno scafo del Qatar, ma Jotun, che quando è passato al comando ha dimostrato di saperlo conservare con la massima autorevolezza. Avendo davanti a sé più di tre quarti della gara ancora da disputare, su un percorso piatto che esaltava le caratteristiche di velocità degli scafi arabi, il catamarano rosso motorizzato con un Mercury otto cilindri ha spinto al massimo fino alla fine ed è passato sulla linea del traguardo con 23 secondi di vantaggio su Qatar 95 di Matteo Nicolini e Abdullah Al Sulaiti. Victory 7 di Jean Marc Sanchez e Mohammed Al Mehairbi si è piazzato terzo, mentre Victory 1, rientrato per la sostituzione dell’elica, non è riuscito ad andare oltre il settimo posto. Deludente il quarto posto di Steve Curtis e dello sceicco Hassan che hanno pagato un fuori rotta durante il giro lungo, mentre si conferma per affidabilità e continuità di rendimento il team italiano Foresti & Suardi, quinto all’arrivo col catamarano giallo di Giampaolo Montavoci e Kolbjorn Selmer. Giorgio Manuzzi e Nicola Giorgi, per la seconda volta in zona punti, hanno chiuso al sesto posto. Per i risultati di Budva, Arendal e Mamaia, nella classifica che tiene conto del risultato delle tre gare europee, Jotun supera di un punto (54 contro 53) Victory 1, incamera il primo trofeo della stagione e si laurea campione europeo 2008. Ora con tre gare da disputare, una in Egitto il 24 ottobre e due a Dubai a dicembre, rimane in palio il titolo mondiale. In classifica ci sono cinque barche nell’arco di 21 punti. Victory team è in testa con lo scafo numero 1 a quota 81; il 7, secondo con 71 punti, rimane il favorito. Ma dietro premono Qatar 95 e Jotun, il primo a 63 e il secondo a 62 punti. Montano tutte e due motori 8 cilindri e sono le barche del momento. Alle loro spalle, con 60 punti, c’è Qatar 96, di Curtis e dello sceicco Hassan, un cavallo di razza che finora ha fatto le bizze, ma che allo sprint finale potrebbe lasciare tutti a bocca aperta. (Yacht Capital, n.10/2008)
editoriale
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