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Sport | Maxi Yacht Rolex Cup

Un ritorno epocale

È l’epoca dei Maxi! Anzi, dei Mini, cioè dei Mini Maxi. È proprio questa infatti la cifra della 19ª edizione della Maxi Yacht Rolex Cup, organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda in collaborazione con l’International Maxi Association (Ima). Il ritorno dei grandi yacht a vela alla fine degli Anni 90, dopo un decennio in sordina segnato dalla scomparsa di un grande armatore pioniere della classe, Raul Gardini, ci ha fatto assistere dapprima al futurismo dei nuovi Wally e simil-Wally, elegantissimi ma un po’ sacrificati nell’agonismo; poi allo sfoggio di yacht sempre più imponenti, quasi che la gara non fosse di velocità sull’acqua ma di misure in banchina; fino alle recenti riproposizioni di disegni antichi la cui nomea leggendaria legata all’America’s Cup si accompagna, però, inevitabilmente anche a una certa loro... legnosità.
Quello che mancava per rinvigorire la classe è esploso finalmente quest’anno nella categoria Mini Maxi. Compresa in una lunghezza fuori tutto fra i 60’ e i 79’, la categoria ha contato 19 iscritti sui 40 totali, la più numerosa delle quattro in gara a Porto Cervo. In essa hanno trovato posto molti esemplari appena varati, dove la tecnologia è finalizzata non a un fatuo spettacolarismo dimensionale bensì alle esigenze agonistiche, alla navigazione moderna, al perfezionismo progettuale. Veri cavalli di razza, i Mini Maxi hanno dominato lo show dell’arcipelago della Maddalena con tutto il suo tipico corredo scenografico, fra sventolate di scirocco, raffiche di maestrale, bonaccette, passaggi millimetrici fra scogli e secche, planate sotto spi, onde di due metri e duelli di virate.
Con quattro vittorie su cinque manches stravince Numbers, il Vrolijk 66 dell’americano Dan Meyer charterizzato e timonato per l’occasione dal re di Coppa America Ernesto Bertarelli col fido tattico Brad Butterworth, l’uomo che di Coppa America ne ha vinto tre. «Numbers è una bellissima barca e se oggi non ne avessi già tante vorrei comprarla», ha dichiarato l’insaziabile Bertarelli. Seguono sul podio, dopo una coriacea sfida, Dyt/Rosebud, il carbon fiber Stp 65 vincitore della scorsa Sydney-Hobart, di Roger Sturgeon con Tommaso Chieffi; e Moneypenny di Jim Swartz, con Gavin Brady e Paul Cayard. Solo quarto il nuovo Alfa Romeo 3 di Neville Crichton, nonostante le cinque medaglie olimpiche e innumerevoli titoli mondiali del suo skipper Torben Grael.
L’armatore neozelandese, tanto abituato alle vittorie, questa volta non è riuscito a vincere nemmeno in categoria Racing col suo altro Alfa Romeo, il super maxi 100’, sconfitto a pari punti (valida l’ultima prova) da Rambler di George David, con Marc Mendleblatt al timone, che altro non è se non un ennesimo Alfa Romeo, il  “vecchio” 90’. Per non provocargli una crisi d’astinenza da coppe, a Crichton sono stati comunque conferiti i premi Ima Championship Trophies e l’Audi Race Day. «È stato un evento molto divertente, ma purtroppo ieri un piccolo problema tecnico non ci ha permesso di sfruttare tutte le potenzialità della barca. Sono molto soddisfatto anche della neonata Alfa Romeo 3 che in 15 giorni di vita si è rivelata molto veloce: ci ha già insegnato tante cose e credo saremmo molto competitivi nelle prossime regate», ha commentato Crichton.
Lotta fuori dal tempo fra J Class nel gruppo Cruising, con Ranger, riproduzione dell’omonimo del 1937, davanti al cugino Velsheda, un Nicholson originale del 1933. Infine, successo annunciato, ma di stretta misura, per Lindsay Owen-Jones, patron di L’Oréal, col suo Magic Carpet 2 contro gli otto Wally in gara.
Nell’atmosfera di mondanità, lusso e sport della Maxi Yacht Rolex Cup, è da segnalare l’iniziativa di Carlo Puri Negri, armatore del Farr 70 Atalanta II, il quale ha messo la sua barca a disposizione del progetto Argo Challenge per velisti disabili e normo-dotati, guidati dal campione brasiliano Lars Grael, fratello di Torben: «Sono entusiasta di questo progetto ideato da Antonio Spinelli», commenta lo skipper Lars Grael, con quattro Olimpiadi nel suo passato e anch’egli vittima di un incidente che lo ha privato di una gamba. «Qui a Porto Cervo ogni giorno posso constatare quanto un handicap fisico sia un limite relativo. L’equipaggio sta dimostrando una coesione straordinaria che ci permette di condurre le regate ad altissimo livello. Credo che questo dimostri che la disabilità può essere compensata dalla passione e dal coraggio».
(Yacht Capital, n.10/2008)


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