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Style | In viaggio verso Cape Town

Sud Africa, capitale del Mondo

Cool, clima ottimo e un’ alta qualità della vita. Cape Town, la metropoli più laid back d’Africa, è la città del momento. Chiunque dopo esserci stato qualche giorno ammette ”vorrei trasferirmi qui”. Non a caso artisti affermati e trend setter hanno preso casa nei quartieri più belli. Frizzante e mai uguale a se stessa, Cape Town pullula di vita. In città fioriscono nuove gallerie d’arte, aprono boutique, hotel e inaugurano ristoranti, anche in vista dei Mondiali di calcio del 2010.

Il modo più originale per conoscere Cape Town e la sua costa spettacolare è visitarla dal mare, nel nostro caso a bordo di Acaia Four, stupefacente barca a vela varata dai cantieri SWS. La penisola si spinge verso sud regalando al visitatore una serie di baie incantevoli, tutte diverse l’una dall’altra. In una giornata si raggiunge comodamente il mitico Capo di Buona Speranza, costeggiando tappe cult durante la navigazione. Sorpassate le calette mozzafiato della rinomata Clifton, si apre la lunga spiaggia di sabbia bianca e palme di Camps Bay, dominata dalle vette dei Twelve Apostoles e di Lion’s Head. È la Saint Tropez del Cape. Bella gente (non sono rare le fotomodelle che vengono qui per ritoccare l’abbronzatura), tanti surfer in acqua e ristorantini trendy. Il locale da vedere e dove farsi vedere è il Blues Restaurant, soprattutto per la Jazz Sunset Sessions della domenica pomeriggio (16,30/19,30).

La costa vanta un incredibile susseguirsi di scogliere, spiagge da sogno e villaggi di pescatori. Dalla barca si gode un paesaggio bellissimo e di quei tramonti che solo l’Africa australe sa regalare. L’avvicinarsi del Capo si avverte distintamente nelle ultime miglia. Non è necessario consultare le carte nautiche per rendersi conto di essere in un lembo di terra estremo. Tutto, dal vento al profumo dell’aria, dal rombo delle onde al paesaggio, ha il sapore della frontiera. Una frontiera aperta sull’infinito: davanti c’è solo un mare immenso che divide il Capo dall’Antartico. Dal faro la vista è spettacolare e il luogo davvero emozionante. Il profilo della costa est si perde nella profonda insenatura di False Bay prima di regalare un colpo d’occhio sulle scogliere lontane del Capo Aghulas. A ovest c’è solo l’Atlantico con le sue onde lunghe che si scontrano con quelle dell’oceano Indiano proprio di fronte al promontorio del Capo.

Venire qui via terra in un giorno di tempesta è un’emozione che fa accapponare la pelle e si pensa a tutti quegli equipaggi che per secoli hanno affrontato queste temibili tempeste in mare. Nei giorni di bel tempo si respira un senso di infinito, di grandezza che rende difficile sottrarsi alle meditazioni e alla malìa del luogo. Una rete di sentieri e qualche strada percorribile in auto consentono al visitatore terrestre di esplorare varie parti della riserva naturale che comprende il Capo di Buona Speranza. Lungo le coste non mancano le spiagge dove fare lunghe passeggiate. I bagni qui non sono consigliati per via delle forti correnti e della presenza degli squali. Le scogliere, alte e impervie, contribuiscono a esaltare il senso di natura selvaggia che pervade il luogo. Una sensazione rafforzata dalla presenza di numerose specie animali che vivono da queste parti in tutta tranquillità. Non è raro vedere degli struzzi pascolare nell’erba e alle loro spalle... l’oceano. È bene fare attenzione a dove si mettono i piedi nelle passeggiate ed è meglio non allontanarsi mai dai sentieri battuti, questo è l’habitat di un serpente velenosissimo, conosciuto appunto come il Cobra del Capo. Fra gli altri animali che s’ incontrano più frequentemente vanno ricordati l’eland (un’antilope), la mangusta, il babbuino e diverse specie di tartaruga. La riserva naturale, che copre una superficie di 7750 ettari, ospita una grande quantità di uccelli marini, un vero paradiso per birdwatchers. La via del ritorno verso Cape Town è dominata da Table Mountain, rilievo alto 1086 metri che si leva nel cuore della città. Il nome deriva dalla forma appiattita della sommità. Fra le tante peculiarità di questa montagna c’è la tovaglia, che in loco chiamano proprio cloth, una fitta coltre di condensa che quasi perennemente avvolge la parte superiore di Table Mountain calando dolcemente verso gli edifici di Cape Town, ma senza mai raggiungerli. Il fenomeno è attribuito alla sua particolare ubicazione: i venti costanti provenienti dal continente artico scivolano indisturbati sulla superficie dell’oceano fino a scontrarsi con le sue pareti. A questo punto le correnti, costrette a prendere quota, si condensano. Superata la sommità della montagna, l’aria fredda perde nuovamente quota, si riscalda e torna a essere semplicemente una brezza. Una delle tante magie di questo luogo.

Con una manciata di chilometri attraverso la Penisola del Capo, si passa dall’ Atlantico all’oceano Indiano, per raggiungere le coloratissime cabine sul lungo arenile di Muizemberg. Da qui inizia il cosiddetto “Millionaires Mile”, perché nel XIX secolo i magnati delle miniere venivano qui in vacanza, alloggiando in sontuose residenze. Adesso l’ex villaggio di pescatori di Kalk Bay è una tappa d’obbligo per bon vivent, surfer e fishermen (ogni giorno alle 13 sul molo si acquista il pesce fresco dai pescherecci appena rientrati). Case art déco, botteghe di bric à brac e qualche galleria d’arte. Superlativo il seafood platter, un valzer di aragoste, ostriche, coquillage, calamari e gamberi, servito all’Harbour House, tempio della gastronomia di mare. Il locale è talmente vicino all’oceano che ogni anno devono rifare le vetrate, perché in inverno la forza dei marosi le manda puntualmente in frantumi. Un consiglio per chi non soffre di vertigini: scegliete il tavolo sulla terrazza a strapiombo sul mare, è il più spettacolare.

Testi e foto Ornella D’Alessio e Marco Santini

Tratto da n.3/2010

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