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Thailandia, i gioielli del Mare Andamano

Non era la mia prima visita a Phuket. Nel 2007 ero stato invitato a partecipare alla King’s Cup Regatta che vi si svolge ogni anno all’inizio di dicembre. I regatanti amano i party e le tante attività sociali che completano l’evento e si svolgono a Kata Beach, nell’entroterra turistico di Phuket. Ma quando sono tornato in Thailandia nel giugno scorso avevo altri programmi, molto differenti. Questa volta la mia visita avveniva in bassa stagione e invece di fare un reportage sulle regate d’altura a levante di Phuket, il mio programma era di navigare in crociera su un motoryacht Princess 62 lungo la costa orientale dell’isola, nella baia di Phang Nga.

È difficile immaginare un posto migliore per navigare del mare Andamano, e della baia di Phang Nga in particolare, che offre tutto l’anno la possibilità di crociere, di immersioni e di pesca in condizioni praticamente ideali. Protetta dai monsoni di sud-est che colpiscono il mare Andamano da giugno a ottobre, la zona è disseminata di isole tropicali con spiagge sabbiose circondate da acque color smeraldo. Aggiungi a tutto questo la presenza di una popolazione che accoglie amichevolmente i visitatori, una cultura riccamente diversa, cibi fantastici, prezzi ragionevoli e la sua attrazione è virtualmente irresistibile. Non per niente la zona è considerata come il gioiello marino della Thailandia.

La mia base di partenza era il Boat Lagoon Marina, creato nel 1994, il primo resort con un centro di servizi nautici dove operano i maggiori operatori marittimi, installatisi nelle sue immediate vicinanze. Il complesso, in continua espansione, è gestito dal figlio del fondatore, Vrit Yongsakul, un giovane thailandese che, come suo padre, ha studiato nel Marlborough College e all’Università di Oxford (sono rimasto molto sorpreso di sentire un perfetto accento britannico in un paese dove la lingua inglese è ampiamente parlata, ma spesso con una pronuncia atroce). Vrit, che è anche il dealer locale della Princess, mi ha presentato Fred Patten, armatore e skipper del Princess 62 Jasgalore VI, che mi avrebbe ospitato a bordo per alcuni giorni. Con il suo dolce ma non identificabile accento nordico, Fred, da poco sessantenne, è un uomo affascinante e affabile, nonché armatore “seriale” di yacht Princess (Jasgalore era il sesto e nello scorso agosto gli è stato consegnato un altro 62). Dopo una carriera di successo nelle costruzioni edili, ha risieduto a Singapore per oltre 20 anni ed è un regolare visitatore della Thailandia da almeno altrettanto tempo. «Il mio cuore e la mia anima sono nel Sud-Est asiatico, e lo sono stati fin dal principio», afferma.

Abbiamo discusso l’itinerario della crociera durante un semplice e delizioso pranzo nel vicino ristorante galleggiante Bang Mud, dove i pesci d’allevamento e le aragoste vengono pescati e preparati davanti ai vostri occhi. Era la mia iniziazione nei confronti della genuina cucina thai dopo le versioni blandamente anglicizzate e il primo di alcuni pasti davvero favolosi. Una delle gioie di viaggiare in Thailandia è costituita dalle sue delizie culinarie, che s’ispirano ai paesi vicini, per la varietà dell’uso immancabile di prodotti, erbe e spezie, freschi anziché secchi, come peperoncini, curcuma, basilico, coriandolo e citronella nonché delle tipiche foglie del lime asiatico dette kaffir. Ho subito sviluppato una vera passione per la birra Singha ben gelata, ideale quando la temperatura supera i 30 gradi e c’è una forte umidità. Il programma, straordinariamente dettagliato, di Vrit fu disatteso, come accade con tante buone intenzioni, già la mattina presto subito dopo aver mollato gli ormeggi con l’alta marea e passato il canale che collega il Boat Lagoon Marina con il mare Andamano. Era quanto avevamo tacitamente concordato con Fred, essendo entrambi restii a seguire un rigido programma, a eccezione, naturalmente, di quelli relativi alle maree. Ed era anche conseguenza del tipo di navigazione a motore a Phang Nga, dove ci sono raramente più di un paio d’ore di navigazione fino alla tappa successiva e si può facilmente esser distratti dalla vista di suggestivi ancoraggi lungo il percorso. Infatti, gran parte del fascino di navigare nella baia è di scoprire innumerevoli grotte, insenature e calette dove restare soli alla fonda. Così trascorriamo quattro giorni incrociando avanti e indietro e dirigendo dove ci conduceva la fantasia. Esplorazioni approfondite di ogni tratto di costa (e in particolare dei faraglioni cavi di calcare noti come hong) riescono meglio se fatte con i kayak, quando con la bassa marea si può talvolta penetrare all’interno di un complesso sistema di grotte scavate nella roccia dall’erosione marina. A un certo punto nella nostra prima giornata avevamo addirittura ormeggiato Jasgalore all’interno di un hong, chiamato Koh.

La baia di Phang Nga è rinomata per questi hong e per gli isolotti frastagliati che si ergono verticalmente sul mare, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo e hanno contribuito a promuovere le crociere che si possono fare nella Thailandia meridionale. Questo in alta stagione, durante l’inverno europeo, si traduce in baie congestionate da daycruiser (veloci open sui 12/14 mt) che trasportano orde di turisti di terra, fortunatamente solo nelle ore centrali della giornata. Navigando in bassa stagione, si può incorrere in violenti scrosci di pioggia tropicale, ma in compenso si troveranno prezzi più bassi e meno turisti in mare, sulle spiagge e nei complessi alberghieri. Una delle nostre prime destinazioni sulla rotta verso nord era una comunità galleggiante di pescatori a Koh Panyee (koh significa isola in thailandese). Avvicinandoci al villaggio scansammo di poco un banco di sabbia formatosi recentemente. Era un tacito monito che le acque basse nella baia di Phang Nga offrono sì ottimi ancoraggi, ma richiedono molta attenzione ai fondali e un sonar a scansione prodiera diventa un accessorio assai utile.

Il villaggio musulmano di Panyee, dotato di una moschea con cupola dorata e costruito su palafitte, è un’attrazione turistica e vi si possono fare acquisti di souvenir a buon prezzo. Le abitazioni su pilastri sono comuni in Thailandia e sottolineano l’affinità della popolazione con l’acqua. Vedere la gente locale tanto attratta dal mare e dedita a sfruttare tutte le sue possibili risorse contrasta con i vicini abitanti della Birmania, che sono invece marinai riluttanti. Questa cultura marittima associata alla stabilità politica del paese è certamente un altro fattore della crescente popolarità della Thailandia come meta nautica.

Sulla rotta verso Panyee ci siamo fermati per acquistare del pesce fresco da una barca da pesca locale (i famosi longtail), dotate di un lungo asse elica che si solleva fuori dall’acqua rendendo queste barche ideali per navigare in bassi fondali. Comprare pesce così accade spesso da queste parti con i pescatori che sorridono mentre accostano nella speranza di un baratto amichevole.

Avevamo la fortuna che a bordo ci fosse una giovane dipendente del Boat Lagoon Marina di nome Boong che lavora sugli yacht a noleggio e conosce la zona come le sue tasche. Le amicizie locali sono importanti e, nonostante Jasgalore avesse un barbecue sul flying, la nostra hostess si è accordata con un ristorante del luogo per cuocerci il pesce, che abbiamo poi consumato a bordo in un piacevole pranzo, annaffiato ovviamente con l’insuperabile birra Singha.

Per chi fosse interessato al noleggio di yacht è buona norma imbarcare uno chef thailandese. Oltre a liberarvi dalla necessità di spadellare in una stretta cucina mentre siete in vacanza, egli vi farà gustare al meglio l’ottima cucina locale e i suoi prodotti più esclusivi.

Ritornando verso sud siamo passati davanti a Koh Phing Kan, ribattezzata l’isola di James Bond dopo averla ammirata come tana del perfido Scaramanga nel film Agente 007 - L’uomo dalla pistola d’oro. Non a caso l’isola è diventata un’attrazione turistica irrinunciabile per i più. In alta stagione è piena di longtail con turisti a bordo come remore attorno allo squalo. Come tutte le altre località e attrazioni turistiche della baia è meglio visitarla al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando si spopola perché tutti fanno ritorno in albergo. Per quanto abbia una laguna da cartolina e magnifiche formazioni rocciose, non è più interessante di tante altre isole che le sovraccariche barche dei turisti ignorano completamente e dove potreste invece trovarvi in un beato isolamento.

L’isola di James Bond non è l’unica della baia di Phang Nga a essere comparsa sul grande schermo. Più a sud, all’imboccatura della baia, c’è il gruppo di isole Phi Phi, uno degli arcipelaghi più belli e più visitati del Sud-Est asiatico. Nella baia Maya c’è la spettacolare laguna che ha fatto da sfondo al film cult del 1998 The Beach con Leonardo DiCaprio. Anche se a suo tempo l’aver concesso di alterare fisicamente l’ambiente all’interno del Parco Nazionale fu ritenuto illegale, la controversia si calmò presto quando ci si rese conto che i produttori del film avevano fatto un ottimo lavoro restaurando il luogo tanto da renderlo più bello di prima.

Dopo l’uscita del film, il turismo sull’isola principale di Phi Phi Don aumentò considerevolmente e con esso la popolazione thai; e molti fabbricati furono eretti illegalmente. Questi edifici sono stati poi spazzati via dal terribile tsunami del dicembre 2004, quando crollarono quasi tutte le infrastrutture di Phi Phi Island, Phuket e dintorni. Al centro della baia di Phang Nga sorgono Koh Yao Noi e Koh Yao Yai, le isole più grandi delle zona dopo Phuket. Sulla costa ovest di Koh Yao Noi, la più settentrionale, c’è il resort Six Senses Hideaway, uno dei tanti appartenenti alla stessa catena thailandese.

Se volete trascorrere una notte a terra in mezzo al lusso e con la possibilità di rilassarvi in un qualificato centro di massaggi, questo luogo è insuperabile tanto da aver vinto riconoscimenti prestigiosi, compreso l’Award 2008 Wild Asia per il “turismo responsabile”. Gli ospiti alloggiano in 54 bungalow di legno con piscina privata sparsi in mezzo alla vegetazione e all’ambiente tropicale di una tenuta di 24 acri. Poiché i bungalow sono distanziati tra loro per maggiore privacy, i trasporti sono assicurati dal personale alla guida di vetturette elettriche. La Hilltop Reserve ha un’immensa piscina con una vista mozzafiato. Per assicurarsi che il tramonto coincida con l’ora del cocktail, quella legale è stata modificata spostando le lancette indietro di sessanta minuti con una propria versione, che allunga la luce diurna, detta “L’ora Hideaway”. È bene ricordare che in bassa stagione il Six Senses e altri resort della zona offrono generosi sconti. Fra questi il Tubkaak di Krabi, lungo la sponda orientale della baia sul continente: si inserisce così bene nell’ambiente naturale da essere praticamente impossibile vederlo dal mare, tanto che quando siamo arrivati dall’albergo il direttore ha dovuto scendere sulla spiaggia per segnalarci, agitando le braccia, dove ormeggiare.

Dopo alcuni giorni di crociera ho potuto pienamente capire, cosa attira Fred in questa parte del mondo. «Guardati intorno», mi ha detto quando stavamo bevendo un cocktail mentre eravamo ancorati dinanzi a Krabi. «Mi puoi indicare qualcosa di più bello di questo?».

Stavo riflettendo, senza trovare una risposta, prima che egli continuasse: «Sono convinto che la Thailandia diventerà la prossima destinazione di crociera per un sempre maggior numero di persone».

Justin Ratcliffe è stato invitato dalla Princess per recarsi in Thailandia e scrivere questo articolo apparso per la prima volta nel numero 6 (estate 2009) di Watermark, l’house-organ dell’azienda.

Testo e foto di Justin Ratcliffe

Tratto da n.2/2010
editoriale

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