Style | Perle del Tirreno
Toscana, paradisi di casa nostra
Navigare da La Spezia all’arcipelago toscano è un classico intramontabile. Classico perché il leitmotiv che insegue la Capraia, il Giglio e l’isola d’Elba è una rotta senza tempo, che si può dilatare in ogni stagione e ripetere all’infinito. Intramontabile perché è sempre diverso e unico, come le condizioni di mare e di meteo e dell’equipaggio. Se poi la rosa dei venti ruota il timone di Augustine, un elegante ketch oceanico Jongert degli Anni 70, l’effetto charme e vintage può diventare un’irripetibile vacanza di mare.
E così , dopo un forte vento di Maestrale, che ha imbiancato di schiuma le scogliere di Le Grazie e del castello Doria di Porto Venere, ondeggiare al traverso per 63 miglia in direzione Capraia è un buon inizio di crociera e l’ottima occasione per provare la cucina di bordo servita al parallelo di Livorno con testaroli al pesto e un buon Sancerre, non troppo gelato. Primo ancoraggio, raggiunta Capraia, le acque turchesi della baia della Mortola. Poi, scapolata la scogliera di Forte di San Giorgio, l’ingresso al piccolo porto dell’isola, una nicchia di mare che invita al trekking naturalistico lungo le decine di sentieri panoramici. Le spiagge fortunatamente a Capraia non esistono e le piccole calette riparate dalla sola macchia mediterranea, comprese tra Punta Civitata e quella dello Zenobito, sono gli ancoraggi più belli dell’isola.
A terra non mancano le curiosità da scoprire. Vicino al porto, una visita alla piccola chiesetta dell’Assunta, per la collezione dei suoi dipinti ex voto marinari. A Castello si cammina con calma nell’antico borgo ben restaurato e fiorito tra ripide stradine e angoli di Medio Evo. Per chi ama il pesce si scopre la tavola della Garitta di Stefano Bellani, ex campione di pesca subacquea che ne garantisce l’origine, ai piedi dell’antica fortezza. Altro appuntamento gastronomico, a poco più di 15 miglia di navigazione, il ristorante Capo Nord, per le sue fritture di pesce, al porto di Marciana, proprio sulla rotta dell’Elba. Piazza Emanuele III, i vicoli e le arcate del Borgo del Cotone e i bar del lungomare sono la classica riscoperta del più frequentato porto della costa settentrionale dell’Elba. Da Marciana la rotta prosegue verso gli ancoraggi tra i graniti e le calette più solitarie dell’isola: le Cale, Capo Sant’Andrea e le Formiche della Zanca. A Pomone si getta l’ancora vicino allo scoglio dell’Ogliera. Maschera, pinne e una buona apnea, per immergersi facilmente sopra il relitto dell’Elviscot, naufragato nel ’72 e ancora ben conservato a 10/12 metri di profondità, in compagnia di occhiate e piccoli saraghi fasciati. Evitando la superaffollata baia turchese di Fetovaia, la costa meridionale dell’Elba riserva ancora angoli segreti tra Marina di Campo e il golfo di Lacona.
Capo Fonza è un romantico ancoraggio, tra grotte marine, calanchi solitari e colonie di gabbiani e cormorani. Con meteo favorevole, un perfetto ancoraggio notturno. Il ritorno alla mondanità è la rotta verso Porto Azzurro. L’atmosfera rarefatta e borghese si ritrova lungo le banchine di via Vitaliani e della grande piazza pedonale, circondate dagli antichi palazzi e dai ristoranti pied dans l’eau con vista ormeggio come la Caravella e il Delfino Verde. L’isola del Giglio, 34 miglia più a sud, è l’ultima meta di Augustine, e l’ingresso al tramonto nella baia di Campese vale una bottiglia di champagne stappata sotto la Punta Faraglione. Cime a terra e una passeggiata lungo il sentiero di macchia mediterranea che conduce alle pareti calcaree della terrazza panoramica più romantica e spettacolare dell’arcipelago toscano. Il borgo fortificato mediceo di Giglio Castello domina la baia di Campese e Punta Faraglione da 400 metri d’altezza, circondato da una foresta di pini marittimi e dalla strada panoramica che insegue le montagne.
Da Maria il piatto forte è il coniglio selvatico alla cacciatora, accompagnato dal vino locale Ansonaco, tradizione fin dall’800 importata dai maremmani. Al secondo piano del suo ristorante, un’antica palazzina che si affaccia tra le mura fortificate, un balcone e una vista che sconfina fino a Montecristo. Tutt’altra atmosfera nel caotico porto del Giglio, dove non c’è posto né per gli yacht né per il piacere di un lento aperitivo. Peccato, perché questo antico borgo di mare conserva ancora angoli di charme: basta riscoprirli camminando verso l’Hotel Saraceno. Meglio gettare l’ancora nella vicina cala del Lazzaretto, o dirigersi verso le calette granitiche di Punta Torricella e del faro di capo Capel Rosso. Ancora meglio fare rotta lungo la scoscesa e selvaggia costa occidentale del Giglio, che si apre lungo i grandi paesaggi costieri del Mediterraneo. Scampoli di mare ancora intatti, grazie all’assenza di strade e di spiagge, raggiungibili solo navigando ripide scogliere. Angoli ritagliati esclusivamente a misura di yacht come la grotta marina dell’ Altura, Cala di Pietrabona e Cala del Corvo, tra rilievi e sculture di graniti incisi dal tempo.
Marco Casiraghi
Tratto da n. 6/2010 editoriale
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