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Animal Instinct

Musei a forma di conchiglia, stazioni a forma di foresta, spazi espositivi dagli interni levigati simili a grotte marine, edifici con ali, lampade a forma di bruco e pipistrello, divani che evocano serpenti. E ancora: sono foglie di acanto quelle che decorano e incorniciano i capitelli corinzi, cariatidi e telamoni quelli che decorano le più importanti architetture classiche, rinascimentali e barocche. È una simbiosi perfetta quella che si crea tra architettura, design e natura. Foglie, fiori, animali, pesci da sempre affascinano gli architetti che li osservano per riproporne le forme nelle loro creazioni. Ne è un esempio l’americano Frank Lloyd Wright che all’inizio del ’900 sperimenta ed elabora i principi di un’architettura che egli stesso definisce organica, ispirata a forme e a materiali naturali. Una delle sue opere più eclatanti è il Solomon Guggenheim Museum di New York, uno tra i più importanti musei del mondo di arte moderna e contemporanea. È un’architettura unica: una spirale (lievemente inclinata e percorribile), una specie di conchiglia, che si avvolge intorno a uno spazio vuoto.
Su questa spirale il visitatore cammina e sperimenta un tipo di contatto con l’arte diverso da quello tradizionale (solitamente in sale con pareti tra loro ortogonali) ma secondo un andamento fluido e continuo. Questo modo di pensare all’architettura, l’organicismo, ha avuto da sempre successo, sia di critica sia di produzione teorica e pratica, tanto che la corrente organica (che oggi potrebbe chiamarsi bioarchitettura, architettura sostenibile o bioclimatica) continua a produrre creazioni di grande impatto culturale ed emotivo. Si pensi alle opere dell’architetto-ingegnere spagnolo Santiago Calatrava, ispirate dalle forme e dalle strutture che si trovano in natura.

Queste guardano al mondo animale e al mondo vegetale. Basti pensare al Museo di Milwaukee (USA) con un chiara citazione delle strutture ossee dei vertebrati o la stazione dell’Expo di Lisbona in cui sembra di trovarsi in una selva di alberi. Sono opere che affascinano per il loro essere insieme naturali e tecnologiche. Il canadese Frank Gehry è invece noto per il suo approccio organico-scultoreo alla progettazione; è autore di edifici dalle forme insieme frammentate e sinuose, e anche del Museo Guggenheim di Bilbao, i cui volumi sono simili a un branco di pesci appoggiati sull’argine del fiume; non meno evocativi sono gli interni, simili a grotte levigate dal corso delle acque. È sempre Gehry che a Barcellona, per il villaggio olimpico, si è lasciato ammaliare dal mondo animale e ha proposto un’enorme scultura architettonica a forma di pesce.
Non si sottrae al fascino della natura neppure il tecnologico Renzo Piano, che in Nuova Caledonia realizza il centro culturale Jean-Marie Tjibaou, costituito da una serie di 10 gusci che ricordano la forma delle uova. Costruiti con una tecnologia ecologica, sono dotati di una struttura curva in doghe di legno; queste al passaggio del vento producono un fruscio simile a quello degli alberi. Anche nel campo del design la natura ha ispirato molti progetti di grande impatto, culturale e mediatico. L’appetibilità di un prodotto è data anche dai rimandi simbolici dell’oggetto. Vico Magistretti ha disegnato le lampade Chimera e Bruco, sono di Cini Boeri la lampada Papero e il divano Serpentone, Marco Zanuso ha progettato il telefono Grillo e il divano Lombrico. Nessuno di questi oggetti descrive realisticamente l’animale menzionato, ma tutti prendono in prestito una qualità significativa dell’animale: la volubilità della chimera, la scomposizione dei volumi del bruco, la bella linea sinuosa del becco del papero, la flessibilità del serpente, il verso del grillo. Non mancano riferimenti naturalistici nemmeno nel campo del design automobilistico: quasi tutte le vetture Bmw sono dotate di un’antenna del Gps che evoca la pinna dorsale degli squali; la Porsche Cayman, con il suo profilo basso e grintoso, ricorda un coccodrillo; per non parlare poi del mitico Maggiolone della Volkswagen e della sua odierna erede New Beetle, le cui linee fanno pensare al più adorabile tra gli insetti. La natura è generosa nel fornire ad architetti e designer idee su cui far germogliare il progetto. E ciò succede ancor di più nello yacht design dove l’oggetto barca si trova inserito in un contesto con il quale interagisce totalmente. Ed è proprio per questo motivo che i riferimenti naturalistici sono a forma di animali marini che esprimono movimento.
«È un rapporto ancestrale quello esistente tra l’uomo e la natura. Il sognare di fuggire da un animale o di inseguirlo testimonia che è nel nostro subconscio», dice l’architetto Stefano Righini che firma con successo la linea Azimut e i Mangusta di Overmarine. «Il richiamo naturalistico è istintivo nei miei progetti; trovo che quando c’è, ci sia un maggior equilibrio tra le forme». Così, le finestrature di bordo si trasformano in spicchi che rimandano immediatamente ai delfini. «Nelle finestre degli Azimut, inoltre, i vetri sono metallizzati per riflettere l’esterno: quando la barca è in movimento la schiuma del mare si riflette e fa sembrare la barca un pesce che guizza. Altri elementi sono sorti invece spontaneamente, come la pupilla che trasforma una finestra in un occhio: non è un esigenza puramente stilistica, ma, essendo una parte apribile, è un elemento funzionale». In tutte le barche di Righini vi sono infine forme e volumi pieni verso poppa che assumono il ruolo di proiettare l’intera linea della barca in avanti esattamente come i muscoli posteriori di molti animali veloci. A Giovanni Zuccon, che firma vari yacht tra cui la linea dei Crn del Gruppo Ferretti, invece piacciono i grandi cetacei.«Se faccio un riferimento alla natura, soprattutto su alcune componenti delle navette, mi viene spontaneo disegnare la pinna della balena nell’atto di immergersi. Mi dà un senso di morbidezza, tipico del mare», conferma l’architetto romano. Lo si può notare sul fly del Crn 43 dove la base dell’alberetto delle antenne e dei satellitari sembra proprio la pinna caudale del mammifero marino.«Trovo poi che l’incedere dolce delle navette sul mare sia assimilabile ai movimenti lenti delle balene che fuoriescono ed entrano nell’acqua». Come dire, in qualsiasi cosa esiste un istinto animale.

Arch. Cecilia Avogardo e Désirée Sormani

(Yacht Design, n.1/2008)


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